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Diciotti, Di Maio: “Il Pd? Era per l’immunità parlamentare. Nessun imbarazzo a votare con Forza Italia” 11:35 AM (59 minutes ago)

La decisione della giunta che ha salvato Matteo Salvini dal processo? “Non si tratta di salvare un ministro ma di una decisione politica”. Il voto insieme a Forza Italia?  “Non proviamo nessun imbarazzo perché s’è votato sulla base di una legge che è la Costituzione, e non l’ha fatta Forza Italia“. Le contestazioni del Pd: “Magari quelli che urlavano oggi onestà, onestà, sono gli stessi che in passato hanno votato a favore dell’immunità parlamentare“. Nel giorno in cui la giunta per le Immunità di Palazzo Madama propone all’aula di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno, Luigi Di Maio sceglie la poltrona di Di Martedì per commentare gli avvenimenti delle ultime ore.

Primo tra tutti: il voto degli iscritti M5s che hanno deciso di opporsi alla richiesta di processo per Salvini. “Ha vinto la democrazia diretta, la partecipazione: quando ho visto i risultati del voto su Rousseau mi sono reso conto che ho fatto bene a porre quella richiesta. Il risultato unisce tutti. Altri partiti avrebbero deciso con accordi sottobanco: tu mi dai questo, io ti dò quest’altro. Magari non conveniva al movimento prendere la scelta che hanno preso i nostri iscritti ma tant’è: quella è la posizione che io difendo da capo politico del movimento. Ma io non voglio fare le cose che mi convengono ma le cose giuste“, ha detto il capo politico del M5s a Giovanni Floris. L’indicazione di voto della base pentastellata ha portato i senatori del M5s a votare a favore della proposta di Maurizio Gasparri in giunta, insieme agli esponenti della Lega, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia.

“Non proviamo nessun imbarazzo a votare con Forza Italia, perché s’è votato sulla base di una legge che è la Costituzione, e non l’ha fatta Forza Italia. Non si tratta di salvare un Ministro ma di una decisione politica che riguarda la linea politica sull’immigrazione. Il caso è chiuso”, ha detto il vicepremier, che ha più volte rivendicato come azione corale la decisione di Salvini sulla Diciotti: “Oggi – ha aggiunto – s’è votato su un’azione di governo di cui mi sono assunto tutte le responsabilità, io Conte, Toninelli: se fosse stato corruzione o un politico beccato con le mani nella marmellata nemmeno lo mettevo in votazione”. Ci sono state frizioni con Beppe Grillo, autore di una battuta sarcastica sulla formulazione del quesito nei confronti degli iscritti dei 5 stelle? “Io sento Grillo al telefono – ha risposto Di Maio – ci siamo sentiti oggi pomeriggio. Io non credo che i giornali lo sentano. Nei prossimi giorni andiamo a pranzo insieme. Io sono vivo e vegeto e il Movimento è ancora più vivo di me. Mi state tirando per i piedi, come si dice a Napoli: si spera sempre che il Movimento possa morire per tornare a quelli di prima”.

Nonostante tutto, però, la decisione dei votare contro l’autorizzazione a procedere per Salvini ha attirato numerose critiche nei confronti del M5s: soprattuto da parte del Pd che ha contestato i 5 stelle all’uscita dalla giunta. “Magari quelli che urlavano oggi onestà, onestà, sono gli stessi che in passato hanno votato a favore dell’immunità parlamentare”, dice Di Maio. Il quale poi critica il senatore Mario Giarrusso, che ha reagito alle offese dei dem facendo il gesto delle manette in relazione alla vicenda giudiziaria che ha colpito i genitori di Matteo Renzi. “A Giarrusso credo che gli sia scappata un pò di mano la situazione per la pressione: lì c’erano i senatori del Pd che protestavano, che urlavano contro Giarrusso”. E a proposito dell’inchiesta a carico dei genitori dell’ex segretario del Pd, ha aggiunto: “Io penso che sulla questione dei genitori di Renzi non si debba per forza commentare: ai tempi di Maria Elena Boschi ho sempre attaccato lei come ministro, ma non il padre. Non bisogna strumentalizzare, non bisogna utilizzare gli arresti domiciliari dei genitori di Renzi per andare contro di lui. Anche perché non ce n’è bisogno”. Poi però indirizza una battuta all’ex premier: “Renzi sta dicendo che i magistrati hanno messo fuori questa notizia dei domiciliari ai genitori per favorire i Cinque Stelle? Questo è quello che possiamo contestare a Renzi, che parla peggio di Berlusconi. Renzi sbaglia nel parlare di giustizia a orologeria, bisogna rispettare i magistrati”.

Infine anche un passaggio sul futuro del Movimento 5 stelle: “Penso che adesso il Movimento si debba dare un’organizzazione sia nazionale che locale. Diventare non un partito, perché nel tempo sono diventati comitati di affari, ma una forza politica in grado di essere presente sul territorio. Siamo sempre andati male alle amministrative”, afferma parlando del voto in Abruzzo. “Insieme alle europee – ha aggiunto – voteranno 4000 comuni, con un corpaccione di candidati, mentre neanche un comune è andato a votare insieme alle politiche. Le politiche sono sempre diverse dalle altre elezioni”.

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Marsiglia, uomo accoltella i passanti: ucciso dalla polizia. Il procuratore: “Non è terrorismo” 11:18 AM (last hour)

Ha estratto il coltello e ha cominciato ad aggredire i passanti nel pieno centro di Marsiglia: ne ha feriti tre, di cui una donna in modo grave. Inseguito dalla polizia, ha aperto il fuoco contro l’auto degli agenti che hanno reagito colpendolo a morte. Una quarta persona è rimasta colpita durante l’inseguimento delle forze dell’ordine. L’aggressore è morto poco dopo in ospedale. Il 36enne, senza fissa dimora, era stato condannato nel 2003 per omicidio e aveva scontato 14 anni di carcere per aver ucciso il padre. Nel 2018 era uscito di galera.

L’aggressione, avvenuta in rue de Rome, ha in un primo momento fatto temere che si trattasse di un attentato terroristico. Invece l’uomo coinvolto è un criminale comune che la polizia ha già fermato più volte. Una delle vittime, ferita alla nuca, è in gravi condizioni, anche se la sua vita non è in pericolo. L’altra è ferita lievemente, mentre una terza persona è rimasta colpita da schegge di un proiettile sparato dalla polizia. Una quarta ha riportato una ferita alla guancia ma se ne ignora l’origine.

Per il procuratore di Marsiglia, Xavier Tarabeux, si tratta di criminalità comune: “Nulla permette per ora di considerarlo un atto di terrorismo, ma continuiamo a verificare”. L’aggressore, ha aggiunto, “non ha pronunciato alcuna parola, come ‘Allah akbar’ per esempio, che faccia pensare a un atto di terrorismo”.

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Camorra a Castellammare di Stabia, falò con minacce ai pentiti: divieto di dimora per tre persone 11:12 AM (last hour)

Il falò della notte dell’Immacolata al rione Savorito di Castellammare di Stabia, il manichino in fiamme con un cappello delle forze dell’ordine sopra una catasta di legno di 8 metri e la scritta “così devono morire i pentiti abbruciati”, fu una istigazione a delinquere aggravata dal metodo camorristico. È questo il reato per il quale il Gip di Napoli ha disposto il divieto di dimora in Campania per tre dei stabiesi che si arrampicarono sui legni per appiccare il fuoco: sono Francesco Imparato, Antonio Artuso e Fabio Amendola, hanno rispettivamente 24, 18 e 31 anni, e hanno indicato come residenza della misura cautelare luoghi tra la Lombardia e il Lazio. Per altri due minorenni il fascicolo è all’attenzione della procura minorile.

Le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata e della stazione di Castellammare di Stabia, e del commissariato di polizia stabiese, coordinate dal pm della Dda Giuseppe Cimmarotta e dall’aggiunto Giuseppe Borrelli, hanno stabilito “con certezza” che il reato fu commesso da Francesco Imparato e dalle altre persone individuate successivamente. Francesco Imparato è il figlio di ‘zi Peppe’ Michele Imparato, pluripregiudicato e fratello di Salvatore Imparato, i due sono stati condannati a 9 e 11 anni di reclusione e sono esponenti di spicco di una ‘famiglia’, i ‘Paglialoni’, che storicamente controlla il mercato dello spaccio di droga al rione Savorito. Un quartiere la cui economia, scrive la Procura “si regge in gran parte sul traffico illecito di stupefacenti”. Il pm aveva chiesto il carcere per i tre indagati maggiorenni. Il gip ha optato per una misura meno afflittiva.

L’episodio nella notte tra il 7 e l’8 dicembre ebbe una eco vastissima. Il video del falò fu postato sul profilo Facebook di una signora, E. G., e divenne virale. Si ascoltavano le grida di incitamento e gli applausi degli spettatori. Tutto avvenne pochissimi giorni dopo gli arresti di alcuni esponenti dei clan tra Castellammare e i Monti Lattarie di un potente imprenditore stabiese, Adolfo Greco, con accuse di estorsione aggravata. Tra gli arrestati c’era anche Teresa Martone, moglie del boss scomparso Michele D’Alessandro, il “fondatore” del clan. La misura si fondava anche sulle dichiarazioni di due pentiti, Salvatore Belviso e Renato Cavaliere.

Quindi “appare verosimile – sostiene il pm – la chiave di lettura prospettata dalla polizia giudiziaria che ha letto nell’esibizione dello striscione e nel successivo incendio del manichino di pezza appeso alla catasta di legno non solo come una solidarietà degli appartenenti al rione Savorito ai D’Alessandro, ma anche una gravissima minaccia in danno dei collaboratori di giustizia”. Peraltro i ‘Paglianoni’ sono ritenuti fiancheggiatori dei D’Alessandro. Circostanza rafforzata dalle dichiarazioni di altri due pentiti, Vincenzo Polito e Valentino Marrazzo. I due hanno messo a verbale che Vincenzo D’Alessandro aveva riferito “che l’unica piazza di spaccio che doveva operare a Castellammare era quella del Savorito, perché gli Imparato erano degli amici fedelissimi e avevano sempre pensato alla famiglia D’Alessandro” e “tutte le piazze di spaccio a Castellammare devono consegnare una quota ai D’Alessandro”.

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Diciotti, Salvini: “Orgoglioso del governo Lega-M5s. Se pensano di mettermi paura con i processi sbagliano” 11:05 AM (last hour)

“Siamo una squadra, al governo c’è una squadra non ci sono dei singoli. Ringrazio per la fiducia la squadra”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini rispondendo a chi gli chiedeva se il voto degli iscritti del Movimento 5 stelle contrario all’autorizzazione a procedere nei suoi confronti sulla vicenda Diciotti fosse un segnale di coesione nella maggioranza.

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Tav, Chiamparino: “Ue pronta ad aumentare cofinanziamento al 50%”. Parigi smentisce: “Nessuna novità” 10:32 AM (2 hours ago)

La Ue pronta ad aumentare dal 40 al 50% il cofinanziamento dei lavori della Tav? A diffondere la notizia, lunedì, è stato il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Che, dopo aver incontrato il vicepresidente della Regione Auvergne-Rhone-Alp Etienne Blanc, ha detto che il francese gli aveva riferito la disponibilità di Bruxelles “a finanziare al 50% non solo il tunnel di base della Torino-Lione, ma anche le tratte nazionali di avvicinamento”. Cosa che dimezzerebbe il costo per l’Italia della tratta nazionale. “Sulla Tav finalmente l’Europa ha fatto una cosa giusta”, ha commentato il vicepremier Matteo Salvini. Martedì pomeriggio, però, Parigi ha smentito formalmente “che ci sia qualsiasi decisione nuova della Commissione europea riguardante il finanziamento del progetto”, bocciato dall’analisi costi-benefici commissionata dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli.

Nel suo comunicato, il ministero dei Trasporti francese esprime “stupore per la presa di posizione isolata espressa dal Consiglio regionale”, e ricorda che le parti in causa nel progetto si erano accordate il primo febbraio su un programma di lavoro “preciso” sugli accessi al tunnel. Il fatto che Bruxelles sia pronta a innalzare dal 40% al 50% il suo finanziamento dei progetti di interconnessione in Europa (la Connecting Europe Facility) fa parte di una proposta che la Commissione ha già fatto al Consiglio Ue e al Parlamento europeo in vista dell’approvazione del prossimo bilancio pluriennale 2021-2027 e non riguarda nello specifico la Tav. Dunque non rappresenta “in nessun caso” un impegno nuovo, precisa il ministero, “e ancora meno nello specifico per il progetto Lione-Torino”. Peraltro quell’opzione sarebbe ovviamente sul tavolo solo se le parti decidessero di procedere con il progetto.

Per i favorevoli la notizia dell’aumento della quota messa dall’Ue avrebbe rappresentato un motivo in più per continuare i lavori, anche perché ogni mese di ritardo mette a rischio la possibilità di utilizzare tutti i fondi a disposizione e secondo Bruxelles c’è anche il rischio di dover restituire le somme già ricevute.

Intanto sempre martedì il consiglio d’amministrazione di Telt, la società italo-francese che dovrebbe realizzare e gestire il tunnel di base della Tav tra Italia e Francia, ha rinviato il lancio di due gare per la realizzazione dell’intero tratto francese del traforo dal valore complessivo di 2,3 miliardi. L’emanazione di quei bandi segnerebbe la vera partenza dell’opera. Telt ha parlato di “breve rinvio“, mentre il rappresentante della Commissione Europea ha comunicato al consiglio di amministrazione che per la conferma da parte dell’Unione Europea, dell’intera contribuzione per la Torino-Lione – 813 milioni di euro – occorre “la tempestiva pubblicazione dei bandi”. In caso contrario, “verrà applicata una riduzione di 300 milioni”.

A fronte di una ipotesi di taglio, però, Chiamparino commenta ancora alle agenzie l’opzione già smentita di aumento dei finanziamenti: “Dalla disponibilità della UE a finanziare al 50% l’intera opera, comprese le tratte nazionali, con significativi risparmi per gli italiani, si passa al rischio concreto di perdere i contributi già stanziati dall’Europa”.

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Svizzera, valanga travolge sciatori: almeno dieci persone sepolte. Quattro tratti in salvo 10:20 AM (2 hours ago)

Dieci o forse dodici sciatori sono stati travolti da una valanga su una pista segnata a Crans Montana, un paese del Canton Vallese sulle Alpi svizzere. Quattro di loro, di cui uno ferito in modo grave, sono stati tratti in salvo e portati via a bordo di elicotteri. La valanga è venuta giù dalla pista segnata più alta della località, la Plain-Morte, che parte da 3mila metri, e l’ha ricoperta per 300-400 metri. Nei soccorsi sono impegnati i vigili del fuoco, quattro elicotteri, i cani e dei militari. “Siamo scioccati – ha detto il presidente di Crans-Montana, Nicolas Féraud – e speriamo in un esito positivo per loro”. Nulla faceva prevedere la slavina, anche perché l’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) aveva limitato il rischio valanghe al livello due, su una scala di cinque. Tanto più che le slavine, in genere, si abbattono nelle zone fuori pista e molto raramente su quelle segnate.

Avalanche à Crans Montana sur la piste de Plaine Morte. Il y aurait des skieurs ensevelis pic.twitter.com/YgsCqXQMrt 

— Laure Lugon Zugravu (@LaureLugon) February 19, 2019

“Siamo sotto shock e speriamo in un esito positivo per queste persone”, ha dichiarato al quotidiano locale Le Nouvelliste il presidente della stazione sciistica, Nicolas Féraud. La pista, che arriva a circa 3mila metri di altitudine, è probabilmente molto frequentata in questa settimana di vacanze scolastiche. Nelle prime ore le informazioni sono state scarse, a causa della difficoltà delle operazioni. “C’è una quantità incredibile di neve, circa due metri di spessore e 300 metri di lunghezza. È stata una valanga di primavera, molto compatta”, ha spiegato uno dei dipendenti del resort a Crans Montana, aggiungendo che sulla pista coinvolta gli sciatori “non si attrezzano con i rilevatori di valanghe”. Perché evidentemente il rischio è considerato basso. Le operazioni di soccorso andranno avanti per tutta la notte per trovare eventuali dispersi.

A Crans Montana, il prossimo week-end, sono in programma le gare femminili della Coppa del mondo di sci. Il patron del torneo, Marius Robyr, ha spiegato che questo incidente non dovrebbe mettere a rischio la competizione. “Piuttosto che rimandare indietro i 120 soldati che ci stanno aiutano a preparare la pista, abbiamo chiesto loro di aiutare i soccorritori”, ha spiegato Robyr. Febbraio si conferma un mese nero per gli sciatori. L’ultimo incidente, appena 24 ore prima, ha visto coinvolta una tredicenne francese, morta a causa dei traumi riportati da una caduta mentre stava sciando, a Cogne. Il 6 febbraio, sulle Alpi Carniche, in Friuli, era rimasto ucciso uno scialpinista italiano, sepolto sotto un metro di neve, travolto da una valanga durante un’escursione in solitaria. Alcuni giorni prima altri quattro sciatori erano morti per una valanga fuori pista a Courmayeur, in Valle d’Aosta.

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Ue, il leghista Borghi: “Puntiamo a creare un fortissimo gruppo eurocritico con il M5s”. I grillini smentiscono 9:55 AM (2 hours ago)

La Lega, che sarà probabilmente “il primo partito” del Parlamento Europeo nella prossima legislatura, punta a creare “un fortissimo gruppo eurocritico”, in cui potrebbero “convergere” anche “gli amici del Movimento 5 stelle“. Le parole del presidente leghista della commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi, pronunciate a margine della European Parliamentary Weeek a Bruxelles, hanno spiazzato (almeno apparentemente) i 5 stelle che si sono affrettati a smentire: “Noi siamo una forza post ideologica che ha un progetto alternativo alla destra e alla sinistra”, ha dichiarato il vice presidente M5s del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo. Solo qualche giorno fa Luigi Di Maio ha presentato ufficialmente i primi alleati con cui intende lavorare a un nuovo gruppo dopo il voto di maggio e ha lanciato il “Manifesto europeo” del Movimento 5 stelle. Da sempre i due partiti ripetono la versione secondo cui l’alleanza di governo in Italia non verrà riproposta in altri contesti elettorali. Ma è anche vero che, a onor di cronaca, in queste ore il rapporto si è ancora più rinsaldato con il voto dei 5 stelle in favore dell’immunità per lo stesso Salvini. “Siamo una squadra”, ha commentato il leader del Carroccio.

Proprio a quel clima di squadra deve aver pensato Borghi oggi, rispondendo alle domande dei giornalisti. Nella prossima legislatura, ha detto, nell’Aula di Strasburgo ci saranno “equilibri sorprendenti”. “Penso che i contenitori principali, che sono stati il Ppe, il Pse e anche l’Ecr nella scorsa legislatura, hanno una consistenza numerica composta da tanti partiti, che semplicemente si sono avvicinati in quanto partiti di governo. Questo vale specialmente per i partiti dei Paesi che ricevono denaro dall’Ue, primo tra tutti penso a Fidesz di Viktor Orban, che non ha posizioni lontane dalle nostre, eppure sta nel Ppe, mi viene da dire per convenienza: è giusto, fanno il loro interesse”. Ora, è stato il ragionamento, “tutti danno per scontato che l’Alde (i Liberaldemocratici guidati oggi dal capogruppo Guy Verhofstadt, ndr) si unirà a loro: vediamo chi sarà rimasto nell’Alde e se sono contenti quelli dell’Alde di stare con i Socialisti e viceversa. Io sono convinto che, qualora non ci sia la maggioranza Ppe-Pse, potrebbero esserci equilibri sorprendenti, nel prossimo Parlamento“. Quindi ha concluso: “E qualora ci fossero, ed è la nostra speranza principale per poter cambiare le cose, sono convinto che tantissimi rappresentanti di altri Paesi che in questo momento sono nei tre gruppi che ho detto, potrebbero convergere. E mi piacerebbe anche che convergessero gli amici del Movimento 5 stelle, tenendo presente che l’Efdd (il gruppo in cui siedono oggi i Cinquestelle, ndr) senza lo Ukip non ha molto senso: si creerebbe un fortissimo gruppo eurocritico, chiamiamolo così, che potrebbe davvero spostare gli equilibri in questo Parlamento”.

Che sia una speranza o un discorso già affrontato con alcuni esponenti 5 stelle, resta il fatto che dai vertici grillini sono arrivate velocemente le smentite. “Il Movimento 5 Stelle”, ha detto l’europarlamentare M5s Fabio Massimo Castaldo, “è al lavoro per costruire un progetto politico che vada oltre le compagini tradizionali, una nuova famiglia che rappresenti quel cambiamento vero di cui l’Europa ha bisogno. Siamo una forza post ideologica che ha un progetto alternativo alla destra e alla sinistra che hanno deluso i cittadini: vogliamo perseguire questa battaglia con chi condivide pienamente questa sensibilità. Dobbiamo quindi smentire le ipotesi proposte da Claudio Borghi”. E ha riprova di quello che dice, Castaldo ha ricordato la presentazione ufficiale della squadra 5 stelle che andrà a comporsi in Europa: “Come dimostrato settimana scorsa durante la presentazione del Manifesto europeo, siamo focalizzati sul nostro progetto politico per un’Europa più vicina ai cittadini, partendo in primis dal rafforzamento della democrazia diretta e partecipativa. Noi puntiamo al miglioramento della qualità della vita dei cittadini europei e questo può avvenire solo se avremo finalmente in Europa una vera solidarietà. Il progetto dei sovranisti poggia su basi ben diverse: siamo pronti a dialogare con loro così come con tutti gli altri sui singoli temi, ma in termini di alleanze procediamo senza esitazioni sul nostro progetto”.

Smentita anche sul fronte nazionale, dove per i 5 stelle è intervenuto il presidente della commissione per le Politiche Ue Sergio Battelli: “Ci spiace dover contraddire continuamente il presidente della Commissione Bilancio Claudio Borghi ma lui parla a titolo personale e, sistematicamente, viene smentito. Abbiamo sempre detto che M5S e Lega alle prossime Europee faranno campagne diametralmente opposte e non mi risulta che qualcuno abbia cambiato idea”. E’ quanto scrive, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Sergio Battelli. “Venerdì scorso Luigi Di Maio ha presentato i leader del nuovo gruppo europeo e la Lega, va da sé, non ne fa parte. Ricordo inoltre che il M5S non è eurocritico ma europropositivo: non vogliamo distruggere, vogliamo un’Europa nuova, con regole diverse. Infine una battuta: se Borghi non riesce proprio a far a meno di noi può sempre decidere di ‘sposarè il nostro manifesto e di convergere nella nostra nuova casa europea. Ci pensi” conclude Battelli.

 

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Tiziano Renzi diceva: “Non ho dipendenti in nero”. L’ex lavoratore coop: “Io pagato cash. E rendicontavo a ‘Lalla’”, la moglie 9:43 AM (2 hours ago)

“Un libero cittadino che fino a 63 anni aveva commesso forse quale unica infrazione un eccesso di velocità“. Nel suo ultimo libro ‘Un’altra stradaMatteo Renzi scrive così del padre Tiziano, da lunedì sera agli arresti domiciliari insieme alla moglie Laura Bovoli con l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatture. A leggere le carte dell’ordinanza firmata dal gip Angela Fantechi emerge una realtà ben diversa che racconta non solo di un “programma criminoso” messo in atto dai genitori dell’ex premier “da molto tempo” e che comprende intrecci tra cooperative “dolosamente caricate di debiti previdenziali e fiscali” e poi “abbandonate al fallimento“. Ma anche di lavoratori in nero. Proprio l’accusa da cui Tiziano Renzi si era sempre smarcato.

“Non ho dipendenti in nero”, si vantava su Facebook a fine novembre scorso, prendendo le distanze dal paragone con Antonio Di Maio dopo il caso sollevato dalle Iene sull’ex lavoratore in nero nell’azienda del padre del ministro del Lavoro. Già pochi giorni dopo ilfattoquotidiano.it aveva raccontato la storia di Evans Omoigui, un nigeriano impiegato nel 2007 come co.co.co in una società della galassia Renzi (Arturo Srl, poi liquidata) e licenziato in tronco quando aveva preteso una retribuzione adeguata al posto di miseri 750 euro al mese. Nel 2011 l’azienda del padre del futuro premier è stata condannata a risarcirlo con 90mila euro: soldi che Omoigui non ha mai ricevuto, prendendosi del “faccia di m..” dallo stesso Tiziano Renzi quando a gennaio si è presentato insieme alle Iene sotto casa sua. Senza dimenticare le testimonianze di due ex distributori di quotidiani, raccolte dal quotidiano La Verità, che hanno sottolineato di aver lavorato per la società Speedy Florence, di proprietà della famiglia dell’ex premier, senza firmare contratti, venendo pagati cash.

Circostanza raccontata anche da Luigi Corcione: “Ero a nero e il mio compenso lo prendevo in contanti”, ammetteva il 9 maggio scorso di fronte alla guardia di Finanza, parlando del suo rapporto di lavoro con la Delivery Service. È una delle cooperative della galassia di Renzi senior su cui i magistrati fiorentini hanno messo gli occhi, insieme alla Europe Service e alla Marmodiv, nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari. Corcione non è l’unico a parlare di lavoro nero, nelle 96 pagine dell’ordinanza. Il gip ricorda l’ispezione del 9 novembre 2010 nella sede Pisana della stessa Delivery in cui i carabinieri accertarono l’impiego di lavoratori in nero. Stesso esito il 16 aprile dell’anno successivo, quando l’Ispettorato Nazionale del Lavoro accertò il nero questa volta a Genova. Entrambe le violazioni sono state contestate a Pasqualino Furii, anche lui indagato, che dal 22 maggio 2010 “era diventato amministratore della cooperativa insieme a Gian Franco Massone e, di fatto, Mariano Massone“, anche lui agli arresti domiciliari da lunedì sera.

Che c’entra allora Tiziano Renzi? Secondo i pm Christine Von Borries Luca Turco la Delivery ha un ruolo fondamentale nel “sistema” gestito dai genitori dell’ex premier Pd. Tanto che il giudice spiega come la cooperativa sia stata “costituita per volontà di Tiziano Renzi e Laura Bovoli che hanno partecipato alla sua gestione unitamente ai coniugi Massone. La società è stata formalmente amministrata da persone di loro fiducia“. In tal senso emblematico è quanto racconta sempre Corcione ai finanzieri: “Rendicontavo i pagamenti e l’attività settimanale alla Delivery Service. Preciso che l’interlocutrice della casella di posta elettronica della Delivery Service Italia alla quale inviavo tale rendiconto era tale ‘Lalla‘”. “Lalla”, ovvero Laura Bovoli, la moglie di Tiziano Renzi.

È il testimone Antonello Gabelli, interrogato il 14 marzo scorso, a confermare quanto già emerso anche dalle verifiche dei finanzieri. “In merito alla Delivery service – si legge a verbale – preciso che Laura Bovoli e Giovanna Gambino si occupavano di questioni amministrativo-gestionali della stessa azienda. Mentre Massone e Renzi erano i commerciali: sono loro che gestivano tutto di fatto”. Gabelli descrive anche come “venivano create aziende, prevalentemente sotto forma di cooperative, al solo fine di raggruppare i lavoratori o i mezzi”. “Tali realtà venivano distinte dalle società capofila”, come la Eventi 6. Secondo il testimone, i genitori di Matteo Renzi e i coniugi Massone “creavano società cooperative al fine di svolgere il lavoro operativo, concentrando tutte le criticità su queste e lasciando ‘pulite‘ le menzionate società capofila“.

Tant’è che la cooperativa Delivery Service fallisce il 17 giugno 2015. Dalle indagini compiute dalla guardia di Finanza e dalle verifiche effettuate dal curatore fallimentare, scrive il giudice, “risulta che la maggior parte dei debiti della cooperativa hanno ad oggetto retribuzioni dovute a dipendenti“, oltre a debiti erariali e previdenziali. Tra i dipendenti ascoltati dalla Finanza ce ne sono molti che ricordano come proprio la signora Lalla fosse la persona a cui fare riferimento. C’è per esempio Corcione che lavorava “a Pisa, in località Ospedaletto, dove c’era una piattaforma logistica che si occupava di distribuire i vini di Giordano Vini. Ero a nero e il mio compenso lo prendevo in contanti con i soldi presenti in cassa e che derivavano dagli interessi della Giordano Vini, con i quali pagavo anche il carburante e i meccanici per i mezzi che venivano utilizzati per le consegne”, dirà a verbale. Nel frattempo, già nel 2010, come ricostruisce l’ordinanza, 32 dipendenti erano passati alla nuova cooperativa, la Europe Service.

Un passaggio raccontato in un mail che Laura “Lalla” Bovoli invia proprio al marito Tiziano Renzi in data 7 maggio 2010. È preoccupata per i “quintali di consegne Vino Giordano” e scrive: “I pochi furgoni di Delivery saranno sulle strade e i tanti dipendenti Delivery saranno anche su furgoni di altri. L’unica cosa che salvaguarda Ia cooperativa e andare subito a dare gli stipendi e a far firmare contemporaneamente le dimissioni a tutti. Poi la nuova Cooperativa, sommersa dalle consegne sia dei vini che dei volantini, sarà costretta a riassumerli subito. Non esistono alternative”. Poi anche la Europe Service fallisce, il 26 aprile 2018. “Contemporaneamente creiamo una nuova cooperativa e la mettiamo pronta – scrive Tiziano Renzi in un’altra mail del 18 novembre 2015 – quando abbiamo preso in mano i lavoratori ed abbiamo capito facciamo il blitz, cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodiv per mancanza di lavoro che nel frattempo dall’oggi al domani dirottiamo alla nuova“.

La Marmodiv è la terza coop finita nel mirino dei pm, per cui avevano già chiesto il fallimento il 4 settembre 2018. Scattano le perquisizioni e il 31 gennaio 2019 la Procura del capoluogo toscano ordina un’ultima consulenza tecnica d’ufficio proprio sulla Marmodiv. Quest’ultimo non è un particolare di poco conto: non si tratta di una situazione già chiusa, ma assolutamente in divenire. E che determina la scelta del gip di concedere gli arresti domiciliari. Dalla Arturo srl e la storia di Omoigui del 2007 fino alla Marmodiv, passando per Direct Service ed Europe Service: una storia di società “abbandonate al fallimento“, come ha scritto appunto il giudice nell’ordinanza. Con tutto ciò che ne consegue per i lavoratori. Il 31 maggio scorso davanti ai pm che gli contestavano fatture per 4mila euro, l’imprenditore Paolo Mogherini vuotava il sacco sui suoi rapporti con la coop Marmodiv e tra le altre cose diceva: “Questi soldi credo servissero poi a pagare al nero altri dipendenti”.

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È morta Marisa Luisa Monti Riffeser: è stata l’unica donna editrice di quotidiani in Italia 9:27 AM (3 hours ago)

E’ morta Marisa Luisa Monti Riffeser, presidente di Poligrafici editoriale e vicepresidente di Monrif nonché unica donna editrice di quotidiani in Italia. Aveva 88 anni. La notizia della scomparsa è stata diffusa dalle due società con un comunicato congiunto. Monti Riffeser era nata a Ravenna il 28 dicembre 1930 e ha avuto tre figli: Andrea – vicepresidente e amministratore delegato di Poligrafici editoriale e presidente della Fieg, Federazione italiana editori giornali – Claudio e Monica. Oltre che nell’editoria, è stata impegnata nel campo della moda con la griffe Monrif, specializzata nella produzione di accessori per il tempo libero e in particolare per l’equitazione. Suo padre, Attilio Monti, è stato il fondatore del gruppo editoriale che controlla Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

“La scomparsa di Marisa Monti Riffeser lascia un grande vuoto nel panorama editoriale italiano – ha ricordato il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella – Imprenditrice attenta e illuminata, i suoi giornali hanno sempre saputo raccontare in modo interessante e imparziale i territori in cui sono radicati”. E anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola ha espresso il suo cordoglio. “Bologna perde un’imprenditrice tenace, unica donna editrice di quotidiani in Italia – ha scritto in una nota -. Marisa Monti Riffeser ha legato il suo nome al Resto del Carlino, punto di riferimento per l’informazione nella nostra città e nella nostra regione, e ad altre importanti iniziative editoriali. Alla sua famiglia va il mio sentito cordoglio unito a quello di tutta la città”.

Sul sito del gruppo, Quotidiano.net, vengono ricordati alcuni tratti del suo carattere: “Si schermiva se qualcuno l’avvicinava alla mitica Katharine Graham, la proprietaria del Washington Post, ma Marisa Monti Riffeser è stata pur sempre l’unica donna editrice di quotidiani nella storia del nostro paese e con il figlio maggiore Andrea ne ha guidati un bel numero. La vita non le aveva risparmiato dure prove – viene ricordato su Quotidiano.net – come la prematura perdita del marito. Ma alla sua famiglia è rimasta fedele per sempre e non ha mai voluto risposarsi dicendo: Ho avuto tre figli, un matrimonio stupendo, perché cercare altro?”.

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ThyssenKrupp, condannati ma liberi in Germania: ora i manager chiedono di archiviare. “Processo Italia non corretto” 9:24 AM (3 hours ago)

Il tribunale di Essen potrebbe archiviare la richiesta di procedere all’arresto di due alti dirigenti della ThyssenKrupp condannati in via definitiva per il disastro nello stabilimento torinese in cui nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 morirono 7 operai. La richiesta di archiviazione è stata presentata dagli avvocati dell’amministratore delegato Harald Espenhahn – condannato in Cassazione a 9 anni e 8 mesi – e Gerald Priegnitz (consigliere del gruppo), condannato dalla Suprema Corte a 6 anni e 10 mesi. La notizia della richiesta di archiviazione è stata data all’inviato delle Iene Alessandro Politi dal giudice che si occupa di applicare la condanna italiana in Germania, Johannes Hidding. Secondo la mozione dei legali dei due dirigenti – non ancora discussa – “la sentenza italiana non è legalmente eseguibile in Germania: il procedimento in Italia era imperfetto e non è stato eseguito correttamente”. Il servizio di Politi andrà in onda nella puntata delle Iene del 19 febbraio.

Nel 2016 la Corte di Cassazione aveva confermato tutte le condanne per i dirigenti ritenuti colpevoli dell’incidente nell’acciaieria: oltre a Espenhahn e Priegnitz Cosimo Cafueri (responsabile della sicurezza), condannato a 6 anni e 8 mesi, Marco Pucci (consigliere del cda) a 6 anni e 10 mesi, Raffaele Salerno (Direttore dello stabilimento di Torino), 7 anni e 2 mesi, Daniele Moroni (dirigente area tecnica e servizi), 7 anni e 6 mesi. Se i quattro dirigenti si sono subito consegnati alle autorità per scontare la propria pena. I due tedeschi, invece, sono sempre sfuggiti alle proprie responsabilità, rifiutando l’esito del processo. L’Italia ha chiesto alla Germania di arrestarli per far loro scontare la pena qui. Ma i due condannati hanno sempre rivendicato il diritto di scontare i loro anni di carcere in patria. Nel frattempo, però, il loro processo è come ripartito, col tribunale di Essen che ha proceduto a ritmo lentissimo

Nel nuovo capitolo dell’inchiesta di Politi, viene intervistato anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo l’incontro con l’omologa tedesca, Katarina Barley, ma anche il giudice titolare del processo che procede a singhiozzo.

L’intervista al ministro Alfonso Bonafede
Bonafede: La ministra Barley concorda sul fatto che ogni volta che vengono violati i diritti devono essere risarciti, che chi ha sbagliato deve pagare e su questo non ci sono dubbi. Lei mi dice: “Si, ma in Germania vale la separazione dei poteri quindi io come ministro della Giustizia non posso andare a dire ai magistrati cosa devono fare e in quanto tempo, perché il giorno dopo teoricamente mi dovrei dimettere”. Lei mi ha posto la separazione dei poteri come elemento ostativo rispetto a qualsiasi invasione di campo. Da quello che sappiamo noi stanno verificando che tutto proceda regolarmente.
Iena: Chi è effettivamente il vero responsabile, chi in questo momento può decidere?
Bonafede: Loro, a differenza dell’Italia, hanno il ministro federale che, diciamo, è il mio omologo. E dopo hanno il ministro territoriale.

L’intervista ad Armin Laschet
Iena: Mi chiamo Alessandro Politi del programma italiano “Le Iene”. Siamo venuti dall’Italia apposta per incontrarla. Abbiamo solo qualche domanda da farle, la prima è questa: lei dice sempre che l’Europa è il futuro, giusto?
Laschet: Si, si. È vero.
Iena: Quindi, qual è il rapporto tra Germania e Italia?
Laschet: Si, l’Italia è uno degli stati più importanti dell’Unione Europea e l’Italia è veramente importante per il processo di unificazione dell’Europa. So che in Italia adesso c’è una situazione difficile ma noi speriamo che l’Italia, seguendo i suoi valori e i principi dell’Europa, possa riprendersi.
Iena: Quello che dice è fantastico. Ma cosa ne pensa del caso Thyssenkruup? E che i due manager tedeschi, a distanza di quasi tre anni dalla condanna definitiva, siano ancora liberi?
Laschet: Stiamo discutendo per trovare una soluzione, però questa è una domanda giuridica di cui si stanno già occupando le istituzioni.
Iena: Si, ma lei è l’istituzione…
Laschet: Il Primo Ministro non può interferire con i procedimenti giudiziari.
Iena: Però lei può almeno supervisionare?
Laschet: …
Iena: Lei sa dirci quando la Germania arresterà i due manager?
Laschet: Ti ho già risposto che le istituzioni se ne stanno occupando per trovare una soluzione.
Iena: Ma una data, non c’è una data?
Laschet: La risposta è che non so cosa stiano negoziando ma troveremo una soluzione a questo caso. Però, non tramite i politici ma grazie alle istituzioni.

Il colloquio con il giudice Hidding
Hidding: Quando questo caso è arrivato nei nostri uffici abbiamo scoperto che mancavano dei documenti. Non ricordo esattamente cosa mancasse ma erano documenti relativi alle sentenze italiane (i documenti relativi alla sentenza di condanna del 2016 che le autorità tedesche dicevano di aver perso. Una volta ricevuti, ne hanno richiesti di nuovi, ndr). L’anno scorso, nel dicembre 2018 poco prima di Natale, una mozione, presentata dalla difesa dei due condannati, ha richiesto l’archiviazione del caso.
Iena: Cosa significa?
Hidding: Sostanzialmente questa mozione dice che la sentenza italiana non è legalmente eseguibile in Germania. Il procedimento in Italia era imperfetto e non è stato eseguito correttamente. La mozione è composta da almeno 20/30 pagine.
Iena: Ma perché sta ridendo? Non è divertente…
Hidding: Ehm… Io… Forse… Non lo so.
Iena: C’è una data?
Hidding: La decisione finale potrebbe avere due diversi scenari: da una parte è possibile che ritenga la sentenza italiana eseguibile condannando i due imputati, se la sentenza è legittima non ci saranno più discussioni. Tra un paio di settimane, massimo un mese, si dovrebbe arrivare a una decisione. Il giudice prenderà una decisione definitiva.

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Chiara Ferragni visita l’ospedale di Padova? Ecco perché la sua è una mezza fake news 9:12 AM (3 hours ago)

“Chiara x favore potresti chiarire la situazione del tuo intervento all’ospedale di Padova? Su molti social le persone sono divise e anche arrabbiate con la stampa perché la stampa dice che il reparto di oncologia pediatrica ha ritenuto inopportuno il tuo intervento nel loro reparto. Però poi tu hai pubblicato una foto smentendo la notizia senza chiarirla. Siccome poi altri giornali hanno spiegato che sei riuscita a fare la tua masterclass ma in un altro reparto, quello di ricerca,.. potresti scriverlo ai tuoi followers? Forse x te non importante, ma per i giornalisti, per il reparto che ti ha detto no, per le ragazze che ti seguono avere un po’ di chiarezza risolverebbe le cose. E poi sapere che anche se ricevi un no da qualcuno, ci può essere una strada alternativa, sarebbe un bel messaggio da dare a chi ti segue”. Questo lungo messaggio di Ideedibea inviato a Chiara Ferragni sul suo profilo spiega quanto sto per raccontare. Una vicenda emblematica del potere degli influencer di cambiare, e anche purtroppo manipolare, i fatti. Perché non si tollera un rifiuto, perché non si accetta che un ospedale possa decidere di proteggere i propri pazienti dal troppo clamore.

Ma veniamo ai fatti, appunto. L’azienda ospedaliera di Padova dice no a un evento proposto con Chiara Ferragni, una sessione di trucco con le pazienti del reparto di Oncoematologia pediatrica. Per alcune ora la notizia circola, sui social si scatena il dibattito, molti criticano la scelta dell’azienda, molti sono i giornalisti che chiamano l’Ospedale per sapere le ragioni del rifiuto. Nel frattempo la blogger tace. Decido di scrivere a favore della scelta dell’ospedale, non perché abbia nulla contro l’imprenditrice, ma perché mi sembra inverosimile che le persone non capiscano quanto poco opportuno possa essere un evento con minori malati postati su Instagram a 16 milioni di persone. D’altronde il direttore della Pediatria dell’Ospedale, Giorgio Perilongo, al Gazzettino di Padova aveva rilasciato questa dichiarazione: “C’è un confine molto labile tra la spettacolarizzazione e la compartecipazione alla sofferenza dei bambini. È richiesto molto discernimento per evitare che l’uno si trasformi nell’altro. Noi vorremmo che tutti venissero a far festa assieme ai nostri pazienti: dal Presidente della Repubblica al calciatore. Solo che non possiamo, perché scatta un meccanismo di difesa. Non siamo un’agenzia di eventi, ma un’azienda sanitaria”. Parole di una chiarezza, e saggezza, infinite. D’altronde stiamo parlando di un’azienda ospedaliera enorme, con 5.000 professionisti sanitari, 17.000 passaggi ospedalieri giornalieri, 45.000 interventi. Una realtà internazionale, anche, con pazienti che arrivano da tutta Europa. 

Dopo qualche ora, sul profilo Instagram della Ferragni compare una foto con un gruppo di ragazze, alcune delle quali portano un cappello. La blogger annuncia che la Masterclass di trucco è avvenuta con “i pazienti dell’istituto pediatrico oncologico di Padova” e che si è parlato di autostima e forza. Nessun tag con il nome dell’istituto, nessun chiarimento sul rifiuto dell’Ospedale di Padova. La maggioranza delle persone si confonde. Crede che alla fine la Ferragni sia andata a incontrare le pazienti. Sui social migliaia esultano della decisione finale dell’ospedale e attaccano i giornalisti che la Ferragni stessa aveva attaccato in una Stories. Lei non commenta. Ma cosa è successo veramente?

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Today our second @beautybites Masterclass took place with some special guests: we met the patients of the pediatric oncology institute of Padova and we talked about self confidence and strenght 💪🏻 And this is only the beginning 🥰

Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data:

La blogger non è mai andata all’ospedale di Padova ma ha dirottato il suo evento all’Istituto di ricerca padovano, la Città della Speranza, “un luogo non medico”, lo definisce lo stesso Il Mattino in un articolo. Chi sono le ragazze? Molto probabilmente ex pazienti, alcune guarite, altre in cura di mantenimento, forse maggiorenni. Ma appunto, la foto è costruita in modo da confondere, perché non indica il luogo né spiega l’accaduto. Tanto è contraddittorio il tutto che il giornalista che passa l’articolo del Mattino dove si parla della visita al centro di ricerca fa una didascalia e scrive: “La Re Mida del marketing digitale non ci ha pensato un attimo a rispondere all’appello del reparto di oncoematologia di Padova”. Come se appunto la Ferragni ci fosse andata.

Sul suo profilo, la blogger ha parlato di “cagate che scrive quotidianamente la stampa”, invitando le persone a non credere a quello che leggono on line. Ma la verità non l’hanno distorta i giornalisti. Quei giornalisti che, tra l’altro, scrivono su di lei quotidianamente frasi incensanti, come ho scritto qualche mese fa. Come se questi influencer non stessero cambiando la testa dei nostri figli e persino noi stessi, trascinandoci in un mondo dove ogni azione, anche di beneficenza, deve essere postata a milioni di persone perché nulla si fa gratis (mentre ci sono decine di associazioni che in ospedale giocano e aiutano i pazienti e sì, anche, con sessioni di trucco). Invece a ben 16 milioni di persone è arrivato un messaggio contraddittorio, una sorta di mezza fake news. Una foto dove si pubblicizzava il proprio atto benefico senza neanche degnarsi di scrivere il nome dell’istituto che lo stava ospitando e generando una totale confusione su ciò che invece è realmente accaduto.

Si poteva accettare il no, comprenderlo, ringraziare lo stesso l’ospedale, spiegarlo alle persone. Ma avrebbe significato accettare che ci sono ambiti che non possono essere messi su Instagram come se nulla fosse, che realtà e sua rappresentazione mediatica non sono la stessa cosa. Per questo il no dell’ospedale è stato importante. Perché ha ricordato a tutti noi che la vita non è spettacolo, che la malattia ha diritto al rispetto più totale. E anche a un sostegno, certo, ma che non siano due ore di trucco di una star circondata da guardie del corpo, che arriva in un van nero e poi si dilegua lasciando come unico ricordo un’immagine digitale in cui le persone ritratte sono unicamente funzionali a celebrare lei stessa.

https://www.facebook.com/elisabettambrosi/

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Salvare Salvini, ecco il cambiamento: è finita l’era dell’orgasmo giudiziario 9:06 AM (3 hours ago)

Carissimo Sant’Agostino, nei tuoi scritti teologico-filosofici hai sostenuto che Dio è l’interno-esterno; il presentissimo e il remotissimo. Tutta la dottrina ha ritenuto che, con quell’affermazione, tu avessi disvelato la caratteristica principale del mondo occidentale, e cioè il fatto di non accontentarsi di venerare da lontano la divinità e il sacro, ma di avere la necessità di farlo scendere in Terra perché potesse condurre le scelte di tutti i giorni, da quelle religiose a quelle laiche. Così è nata ed è cresciuta la politica e la forma-Stato, cioè l’espressione laica e terrena del divino.

Ecco che l’Occidente vive ed è vissuto alimentandosi del suo sacro: si è passati “dalla società religiosa, dove ogni potenza e potere appartenevano a Dio (…) alla società politica, dove il potente era il sovrano e poi il popolo” (Magatti, Oltre l’Infinito). In epoca moderna, questo spostamento antropologico della potenza dal trascendente al laico ha trovato la sua espressione nella tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), decidendo per il trasferimento del sacro dal popolo ai suoi rappresentanti.

Proprio questa simbologia ha segnato l’evoluzione delle democrazie liberali. Oggi viene preconizzata la fine della democrazia. Questo nuovo ed eversivo passaggio sarebbe segnato dai populismi, dal linguaggio della rete e, nel nostro Paese, dal governo giallo-verde di Lega e 5stelle. Ma il salto simbolico verso questo “oltre” indecifrabile ed eversivo, ritenuto dai suoi detrattori come una sciagura, sarebbe avvenuto proprio in queste ore, con il voto sulla piattaforma Rousseau per decidere se mandare oppure no a processo il vicepremier Matteo Salvini per i fatti della nave Diciotti. L’averlo affidato a una platea sconosciuta – selezionata solamente dalla Casaleggio e associati e senza alcuna verifica di affidabilità dei voti espressi – sarebbe un’eresia troppo grande da essere tollerata per una forma statuale democratica.

Il fendente decisivo contro questa scelta politica del Movimento è venuto da una parte dei suoi adepti: posto che i 5stelle hanno sempre ritenuto il politico come un individuo privo di guarentigie e un comune cittadino al pari di tutti gli altri, com’è possibile chiedere di poter bloccare un procedimento giudiziario con un rappresentante del popolo, quand’anche coinvolga un alleato di governo?

E invece – al di là delle petizioni di principio e degli strali di quei sacerdoti che invocano un’infedeltà dogmatica in coloro che hanno pensato a questa via “social” per dirimere la controversia politica – la base del Movimento, intesa come iscritti alla piattaforma web, si è espressa contro l’azione della magistratura. Uno scandalo per l’integrità dei valori di quel partito? Per di più, lo stesso giorno, la magistratura ha arrestato i genitori dell’ex premier Matteo Renzi, che non hanno potuto invocare alcuna guarentigia. Ma allora, questo potere dello Stato (la magistratura, appunto), quando non è bloccato dalla politica, agisce bene e il limite alla sua funzione etica è sempre e solamente quello dei politici che, appena possono, si frappongono alla “legalità”?

Ritengo che la questione sia molto più profonda e che queste due vicende, casualmente accadute nello stesso momento, quasi alla stessa ora, denotino un qualcosa di assai differente dalla sola bagarre giornalistica tra le malefatte presunte o vere della famiglia Renzi – contrapposte e sovrapposte ai 5stelle, paladini della giustizia ma forse anch’essi ormai corrotti dal potere e dai privilegi – e la risibilità di far decidere una questione tecnico-giuridica tanto complessa a sconosciuti fan dei pentastellati.

Quello che è in gioco è una lotta tra mondi del sacro: la magistratura, la politica e le nuove tecnologie, cioè la gente che si esprime secondo nuovi linguaggi. Tutto questo accentuato dalla realtà italiana dove, oramai dal 1992, la politica e il popolo avevano consegnato le chiavi del sacro e del verbo unico alla magistratura. Ci avevano tentato tutti, a bloccare l’azione simbolica di quella religione pagana dell’etica pubblica. Ma, di fatto, non era mai accaduto che lo “stop” venisse dato con queste modalità.

Non è stata un’operazione di Palazzo; il desiderio di farla passare per questo è dettata, per alcuni, dallo scontro politico tra fazioni parlamentari oppure, per altri, dallo spasmodico desiderio di tutelare il sacro della tradizione ultima, cioè la magistratura. Invece questo voto anomalo e punk è stato molto, anzi moltissimo di più: ha segnato la mutazione del sacro e l’inizio del suo cambiamento simbolico.

Dopo esattamente 27 anni di orgasmo giudiziario (è del febbraio 1992 l’arresto di Mario Chiesa e l’inizio di Tangentopoli) la gente (certo, una minoranza, su una piattaforma sconosciuta nelle sue regole operative; ma non importa) ha detto ai propri rappresentanti politici, da sempre fautori della “giustizia prima di tutto”, che il governo deve continuare, che Salvini ha operato per un interesse nazionale e che la magistratura non è l’unico Santo Graal possibile e immaginabile. E, contemporaneamente, il clero del vecchio sacro ha arrestato i genitori di un esponente politico di rilievo come Matteo Renzi.

Se vi è stata giustizia a orologeria, questa volta non è stato per coprire il voto “farlocco” dei 5stelle o per colpire Renzi in un momento particolare della sua parabola politica, ma per combattere il nuovo sacro e il suo nuovo simbolismo. Habermas ha sostenuto che il rito è quell’insieme di atti che permettono di stabilire un contatto col divino. Ebbene, vuoi vedere che, in epoca di Instagram e social network, il linguaggio è così radicalmente cambiato che la gente non sente più il contatto col divino cedendo potenza e sovranità alla magistratura?

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Usa, direttore di giornale dell’Alabama: “Il Ku Klux Klan dovrebbe andare a Washington e impiccare i democratici” 8:40 AM (3 hours ago)

“Il Ku Klux Klan dovrebbe andare lì a impiccarli tutti“. Dove “lì” sta per Washington e “tutti” sta per gli esponenti del Partito DemocraticoGoodloe Sutton, direttore ed editore del Democrat Reporter, quotidiano della città di Linden, nello stato americano dell’Alabama, ha firmato un editoriale in cui auspica il ritorno dell’organizzazione suprematista bianca che negli anni ’60 e ’70 ha seminato terrore e morte nel Sud degli Stati Uniti. A cosa dovrebbe servire il suo ritorno? Per compiere un linciaggio di massa dei democratici, colpevoli di aumentare le tasse nello Stato.

E’ tempo per il Ku Klux Klan di andare in giro di notte nuovamente“, è il titolo dell’articolo. “I democratici nel Partito Repubblicano e i democratici stanno tramando per aumentare le tasse in Alabama… Questa ideologia socialista-comunista suona bene alla gente ignorante, priva di istruzione e sempliciotta”, si legge nel fondo anonimo, pubblicato il 14 febbraio nell’ edizione stampata. E’ stato lo stesso Sutton a rivelare la paternità dell’intervento ad un altro giornale locale, il Montgomery Advertiser, difendendo l’editoriale e andando anche oltre.

“Se potessimo ottenere che il Klu Klux Klan andasse lì e facesse pulizia a Dc (la capitale, ndr) noi tutti staremmo meglio”, ha dichiarato. “Tireremmo fuori le corde di canapa, le avvolgeremmo su un ramo alto e li impiccheremmo tutti”, ha aggiunto. “Non è un appello a linciare gli americani, stiamo parlando di questi socialisti-comunisti”, ha proseguito, difendendo anche il Klux Klu Klan: “non hanno ucciso che poche persone. Il Kkk non era violento finché non ebbe bisogno di esserlo“, ha sostenuto.

Sutton un tempo era un giornalista celebrato, lodato per la sua etica da altri giornali, tra cui il New York Times e l’American Journalism Review. Due decenni fa lui e il suo piccolo giornale si guadagnarono la ribalta nazionale per alcuni articoli sulla corruzione di uno sceriffo locale, diventando potenziali candidati al premio Pulitzer. Ma prima, e anche negli anni scorsi, il quotidiano aveva già pubblicato contenuti razzisti.

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Abbiamo provato due modelli di cuffie full wireless lowcost di HolyHigh, buone batterie ma l’audio riflette il prezzo 8:39 AM (3 hours ago)

A seguire il lancio degli EarPods di Apple i vari produttori più conosciuti hanno presentato sul mercato le proprie alternative di auricolari stereo full wireless, ma tutte con prezzi generalmente superiori ai 99€, mentre gli store online si sono riempiti di alternative “low-cost” con prezzi generalmente inferiori ai 50-60€. Abbiamo avuto modo di provare nelle ultime settimane due diversi modelli di ear buds bluetooth a marchio HolyHigh – anche se cercando su Amazon, è possibile trovare modelli simili da altri brand – per provarne la validità.

HolyHigh i7
Il primo set di cuffie che abbiamo provato sono le HolyHigh i7, acquistabili su Amazon con un prezzo che oscilla nei dintorni dei 45€. Arrivano in una confezione che include la custodia/base di ricarica,  un cavo microUsb, 3 coppie di cuscinetti (piccoli, medi e grandi) ed alcuni foglietti con le istruzioni (per quelle in Italiano si è rimandati online tramite QR-Code).

Le i7 si presentano con una forma leggermente a goccia, che una volta indossate va ad inserirsi nel padiglione auricolare, presentano un anello retroilluminato (verde acqua) su entrambi gli auricolari, con funzione di led di stato, a contenere su entrambi gli auricolari l’area “touch” tramite cui controllare le funzionalità degli auricolari stessi; va detto che nel normale utilizzo i led si illuminano in modo intermittente ogni paio di secondi, per qualche secondo, forse non il massimo se presi per essere utilizzati fuori casa. La custiodia, abbastanza compatta, si presenta con una base di plastica nera lucida ed un coperchio superiore in colorazione fumé leggermente trasparente (permette di vedere se le cuffie sono in carica tramite i loro “anelli”), una volta aperta trovano posto due alloggiamenti per gli auricolari, ed un led per verificare la ricarica premendo il pulsantino al suo fianco; la custodia fa il suo dovere per mantenere ricaricati gli auricolari tra un utilizzo ed il successivo, ma sia alla vista che al tatto i materiali utilizzati sembrano economici e non particolarmente resistenti.

L’accoppiamento allo smartphone è abbastanza semplice ed è possibile anche utilizzare una sola delle cuffie (la sinistra) qualora non si necessiti di entrambe. L’audio in chiamata è nella media, permettendoci di sentire bene l’interlocutore, mentre il microfono essendo posizionato lateralmente porta le cuffie a captare la nostra voce insieme ai rumori ambientali, cosa che da pedoni potrebbe farvi ripetere un paio di volte nei momenti in cui si incontra maggiore traffico; per l’ascolto di musica la qualità offerta è pari alle comuni cuffiette da cellulare, quindi se non avete particolari pretese possono andare più che bene, se cercate qualcosa in più da auricolari full wireless molto probabilmente dovrete rivolgervi a prodotti in una diversa fascia di prezzo.

I controlli touch si basano su tap singoli o multipli, su una o entrambe le cuffie, o pressioni prolungate ma sono a nostro parere abbastanza spartani (forse troppo), basti pensare che il controllo del volume permette esclusivamente di alzarlo, ed una volta raggiunto il massimo con il tap successivo riniziare da zero. Buona la durata della batteria, tra le 3,5 e le 4ore per ricarica delle cuffie, con la possibilità di ricaricarle completamente in circa 1h per almeno 3 volte tramite la custodia. 

HolyHigh T8
Il secondo modello provato sono le T8, acquistabili su Amazon a circa 10€ in più rispetto alle i7. La differenza di prezzo si percepisce già a partire dalla confezione meno spartana, che include oltre a custodia, cavo e cuscinetti per gli auricolari anche una piccola sacca per la custodia e le istruzioni in italiano in formato cartaceo.

Le HolyHigh T8 hanno una forma ovoidale, che si innesta verticalmente all’interno del padiglione auricolare, presentano un’area led rossa sulla sommità (che permette di verificare visivamente la fase di accensione ed accoppiamento ai dispositivi), ed un pannello touch su entrambi gli auricolari. La custodia si presenta con un corpo in plastica nera con effetto “soft touch” (che però raccoglie più di qualche ditata), ed un coperchio in plastica leggermente trasparente, ha dimensioni superiori allo standard inquanto integra una batteria da 3000mAh che oltre a garantire un utilizzo molto prolungato degli auricolari (ricaricandoli tra un uso ed il successivo) può all’occorrenza essere utilizzato come power bank d’emergenza, un po a sacrificio della portabilità. Rispetto alla custodia delle i7 quella delle T8 si presenza molto più solida (ad esclusione del coperchio che solleva qualche dubbio), ed è in grado di trattenere magneticamente le due cuffiette.

L’accoppiamento allo smartphone è abbastanza semplice e può essere inizializzato in modo indipendente da entrambe le cuffie, che al contempo permettono a propria scelta di utilizzare solo quella destra o solo quella sinistra. La qualità dell’audio in chiamata resta come per le sorelle minori nella media, soffrendo al contempo lo stesso potenziale inconveniente con il microfono se siete all’aperto. Per l’ascolto di musica la qualità è un pelo superiore alle i7, ma si rimane comunque nel range delle comuni cuffiette con filo.

Abbastanza comodi i controlli touch, un po più avanzati rispetto al modello più economico, dando ad esempio la possibilità di regolare il volume in entrambe le direzioni (abbassare tramite interazioni con la cuffia sinistra, alzare tramite quella destra). Unico inconveniente, se siete in chiamata potreste chiuderla semplicemente sfiorandovi l’orecchio o sistemandovi una cuffietta se temevate di perderla; durante tutta la prova da pedoni, passo normale/veloce, abbiamo avuto un solo episodio di caduta di auricolare, fortunatamente all’interno di un supermercato. La batteria interna alle cuffie offre dalle 3 alle 4 ore di utilizzo per ricarica completa, che accoppiate alla capiente batteria delle custodia permette ci ha permesso di utilizzarle qualche ora al giorno per oltre una settimana senza doverle collegare ad una sorgente di corrente elettrica.

Conclusioni
Se siete alla ricerca di un set di cuffie full wireless da utilizzare principalemente per telefonate, o per ascoltare un po’ di musica per strada senza alcuna pretesa, o magari prima di orientarvi verso un modello costoso volete provare l’esperienza “full wireless”, entrambe le cuffie provate sono delle opzioni valide, ma va detto quanto offerto è ovviamente limitato anche dal prezzo a cui si acquistano. I modelli più costosi solitamente offrono microfoni e speaker migliori, aggiungendo man mano si sale di prezzo  funzionalità più avanzate come ad esempio sensori di battito cardiaco e sistemi di cancellazione del rumore attivi.

 

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Sesso e giovani, ecco cosa sanno e non sanno i vostri figli (grazie a Internet) 8:38 AM (3 hours ago)

Sesso e adolescenti in Italia: come siamo messi? A raccontarlo è l’ultimo “Studio Nazionale Fertilità” promosso dal Ministero della Salute e concluso a fine 2018 dopo le anticipazioni date a settembre, che per la prima volta scatta una fotografia completa delle conoscenze, dei comportamenti e degli atteggiamenti in ambito sessuale e riproduttivo delle diverse fasce della popolazione, a partire dai giovanissimi.

Il rapporto è un tuffo statistico nel mondo degli adolescenti: il campione analizzato racchiude 16.063 studenti di età compresa tra 16 e 17 anni. In totale 941 classi terze di 482 scuole secondarie di secondo grado, con un tasso di risposta dei ragazzi molto alta, pari all’80 per cento.

E cosa viene fuori? Un interessante quadro. Ad esempio emerge una sovrastima da parte dei ragazzi e delle ragazze sull’adeguatezza delle informazioni in loro possesso. E, dato non da poco, sui temi legati al sesso e alla salute sessuale e riproduttiva nella maggior parte dei casi, ovvero nell’89 per cento per i maschi e nell’84 per cento per le femmine, le informazioni vengono cercate su Internet.

Naturale, certo. Ma con i pro e i contro. A quell’età mi informavo sui giornali per ragazzine come Cioè e Top Girl e avevo la consapevolezza che per gli uomini non c’era invece la stessa possibilità. Internet, pare, abbia aggiustato un po’ le cose. Rispetto al 2010, anno di riferimento per il confronto, è aumentata ad esempio la consapevolezza dei fattori di rischio e di quelli protettivi per la riproduzione (come età e stili di vita). Si sa di più di alcune infezioni a trasmissione sessuale (come epatite virale, sifilide, gonorrea, papilloma virus e clamidia), si è più preparati sui metodi contraccettivi in grado di proteggere dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Più Internet, quindi, ma meno specialisti: restano poco conosciuti e frequentati i consultori e i medici specialisti. Un problema visto che circa un adolescente su tre ha dichiarato di aver già avuto rapporti sessuali completi (35% dei maschi e 28% delle femmine): l’85 per cento dei maschi non ha mai visto un andrologo, il 67 per cento delle ragazze non è mai andato dal ginecologo. Il 3 per cento dei ragazzi non sa neanche chi sia.

Un problema legato solo per metà all’età. Tra gli studenti universitari, infatti, mentre il 75 per cento delle studentesse dice di aver effettuato una visita ginecologica, solo uno studente su quattro dichiara di essere stato dall’andrologo. E il consultorio? Ci si sono rivolte il 34 per cento delle studentesse intervistate, mentre è stato utilizzato solo dal 13 per cento dei maschi.

Accade così che resti stabile la percentuale di chi non utilizza alcun metodo contraccettivo (10 per cento) e che, seppur aumenti il numero di chi usa il preservativo (evviva) sfiorando il 99 per cento, aumenti pure il ricorso al coito interrotto (26 per cento) e del calcolo dei giorni fertili (11 per cento). Di sesso e sentimenti non se ne parla in famiglia, il 94 per cento dei ragazzi chiede che sia la scuola a garantire l’informazione già a partire dalle scuole medie (60 per cento) e che lo faccia attraverso personale esperto esterno.

In effetti servirebbe: il rischio, infatti, è che il 22 per cento dei giovani continui a credere che la pillola o gli altri contraccettivi ormonali siano in grado di proteggere dalle malattie e dalle infezioni. O che l’anemia mediterranea sia trasmissibile con i rapporti sessuali.

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Lombardia, cani e gatti nella tomba coi padroni: approvato il progetto di legge. E’ la prima Regione in Italia 8:36 AM (3 hours ago)

Amici a quattro zampe per sempre: in Lombardia ora si può davvero. Grazie al progetto di legge approvato martedì dal Consiglio regionale, infatti, animali domestici e padroni potranno essere tumulati nello stessa tomba. “Risultato storico”, per Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia autore dell’emendamento alla riforma dei servizi funebri e cimiteriali. Una norma sullo stesso tema era stata presentata anche dal Movimento Cinque Stelle.

La Lombardia diventa quindi la prima regione italiana a prevedere la condivisione del loculo con il proprio animale. “Oggi, per la prima volta nel nostro Paese, una legge regionale suggella il legame di amore eterno fra gli esseri umani e i loro amici a quattro zampe – esulta il consigliere di Fi – Sono davvero orgoglioso che la mia proposta sia stata recepita dalla maggioranza del Consiglio: questo voto segna un importante passo avanti in termini di diritti degli animali”.

Con l’ok del Pirellone, dunque, chi vorrà tumulare il proprio animale domestico dovrà farne richiesta agli uffici dei servizi cimiteriali dei Comuni, ai quali è demandata la procedura. Ma, “per ragioni di decoro”, non si potranno inserire nome e foto dell’animale sulle lapidi, come prescritto dall’ordine del giorno a firma Emanuele Monti (Lega) approvato dall’aula. “Confido nel fatto che altre regioni d’Italia seguano l’esempio della Lombardia, prendendo atto del rapporto speciale che intercorre tra un essere umano e il suo amico a quattro zampe”, auspica la relatrice del provvedimento Simona Tironi, di Forza Italia.

La legge, approvata con 41 sì, 29 no e un’astensione, regola diversi aspetti del periodo post mortem di persone e animali. Tra le materie incluse, la gestione dei feti derivanti dalle interruzioni volontarie di gravidanza, l’introduzione di nuove norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria e attività funebre, e, appunto, la possibilità di seppellire gli animali domestici insieme ai propri cari.

Contrari alla riforma i consiglieri del Movimento 5 Stelle, che adombrano una possibile incostituzionalità della legge: “È una brutta pagina politica regionale – spiega il pentastellato Marco Fumagalli – che rappresenta l’epilogo della riforma della sanità di Maroni“. Questa legge “finirà con lo svendere ai privati i nostri servizi di welfare”, come ad esempio per “la normativa funeraria, con aperture ai privati in un settore per nulla trasparente”.

La parte riguardante gli animali, però, ha accontentato anche i Cinquestelle, che nel settembre scorso avevano presentato un emendamento, poi assorbito dal progetto di legge in commissione: “Un provvedimento positivo e di assoluto buonsenso, molto atteso dagli amanti degli animali che potranno condividere con il proprio animale domestico il sonno eterno”, commenta Fumagalli.

Contrario il Pd, che oltre a bocciare la proposta di legge per la “correlazione tra qualità del servizio e costi ai cittadini” avrebbe preferito aree separate per gli animali all’interno dei cimiteri. I dem hanno votato no, spiega Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio regionale, perché la sepoltura degli animali e dei padroni “comporta complicazioni nella gestione dei cimiteri, per la quale i Comuni sono già in affanno per la mancanza di spazio, perché i servizi funebri rischiano di trasformarsi sempre più in un business e perché non è stato aperto nessun confronto con le diverse confessioni religiose”.

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“Truffa sulla vendita di diamanti ai risparmiatori”. Anche Vasco Rossi e Federica Panicucci tra i clienti raggirati 8:20 AM (4 hours ago)

Ci sono anche Vasco Rossi, Diana Bracco, Federica Panicucci e Simona Tagli tra i cento clienti raggirati nella truffa sulla vendita di diamanti scoperta dalla Guardia di finanza di Milano. E la rockstar avrebbe investito nell’acquisto 2,5 milioni di euro. Il nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore di oltre 700 milioni di euro. Nell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco risultano indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche cinque banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti. E per quanto riguarda Bpm è indagato anche il direttore generale Maurizio Faroni che è accusato di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza.

Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip di Milano Natalia Imarisio, è stato eseguito nell’ambito di un’inchiesta aperta da tempo e che riguarda fatti tra il 2012 e il 2016. Il sequestro è stato eseguito a carico di 7 persone indagate e di 7 enti indagati, ossia le 5 banche e le due società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI), per le ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio. Nell’inchiesta, che vede quasi una settantina di indagati in totale, è contestato anche il reato di corruzione tra privati.

Secondo l’accusa, le due società avrebbero fatto comprare diamanti a investitori e risparmiatori gonfiando ai loro occhi il valore dei preziosi, attraverso anche false quotazioni sui giornali, e le banche indagate sarebbero state consapevoli del meccanismo. Per gli inquirenti gli istituti di credito avrebbero avuto un ruolo fondamentale di intermediazione tra le società e i clienti. In particolare, il sequestro per l’ipotesi di truffa è di 149 milioni nei confronti di IDB, di 165 milioni a carico di DPI, di 83,8 milioni a carico di Banco Bpm e di Banca Aletti, di 32 milioni nei confronti di Unicredit, di 11 milioni a carico di Intesa Sanpaolo e di 35,5 milioni a carico di Mps. Per l’ipotesi di autoriciclaggio il sequestro è da 179 milioni per IDB e di 88 milioni per DPI.

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Rai sospende Collovati dopo frasi sessiste sulle donne e Wanda Nara. E anche Costacurta chiede scusa 8:11 AM (4 hours ago)

La Rai ha deciso di sospendere tutte le attività in tv e in radio dell’ex calciatore Fulvio Collovati dopo la frase sessista detta domenica a Quelli che il calcio su Rai2. A riferirlo è l’agenzia AdnKronos. “Quando sento una donna, poi la moglie di un calciatore, parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco, non ce la faccio. Se parli della partita e di come è andata va bene, ma non puoi parlare di tattica perché una donna non capisce come un uomo”, aveva detto Collovati per chiare la sua posizione sul caso di Mauro Icardi e della moglie-agente Wanda Nara tra l’indignazione e l’imbarazzo degli altri ospiti in studio. Ma domenica quella di Collovati non è stata l’unica gaffe, perché anche Billy Costacurta durante Sky Calcio Club aveva detto: “Se mia moglie avesse detto dei miei compagni le cose che ha detto Wanda Nara, l’avrei cacciata fuori di casa”. Un’altra frase maschilista per cui oggi ha chiesto scusa parlando col Corriere della Sera: “Quello non sono io. Criticavo il procuratore Wanda Nara, indipendentemente dal genere sessuale. Tutto ruota intorno a quello. Ho sbagliato e mi scuso. Una frase così non si dovrebbe mai sentire”.

A difendere Collovati era intervenuta anche la moglie Caterina che, in un’intervista ai microfoni di Rai Radio2, ha detto di condividere quanto detto dal marito e ha parlato anche del loro rapporto. “Di tattiche io e Fulvio non parliamo mai. Su questo io e Fulvio siamo d’accordo, le donne devono stare un passo indietro, lo dico ad alta voce – ha detto -. Lasciamo che il calcio resti commentato dai maschi, basta con questo politicamente corretto che ci distrugge”. Un caso sul quale è intervenuta anche Alba Parietti, già conduttrice di Galagol nei primi anni ’90 e tra le prime donne a occuparsi di calcio in tv. “Capisco che in un anno in cui la nazionale italiana femminile va ai mondiali di calcio e gli uomini no a qualcuno possono girare le scatole. Anche in questo abbiamo dimostrato di poter fare meglio degli uomini. A me dispiace per Collovati che conosco. Per dirla alla Fantozzi, ha detto una cagata pazzesca – ha detto la conduttrice a Radio Cusano Campus – Collovati si è scusato dicendo che quelle frasi sono inopportune? Direi che è riduttivo. Con quelle affermazioni Collovati esclude una categoria, è come se avesse detto ‘tu stai zitta che non capisci un c..'”.

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Diciotti, Giarrusso (M5s) mima le manette rivolto ai senatori Pd. Scoppia la bagarre: “Buffone, vergogna” 8:06 AM (4 hours ago)

Il senatore del M5S Mario Michele Giarrusso fa il gesto delle “manette”, incrociando i polsi, verso i senatori dem che lo stanno contestando fuori dell’Aula della Giunta per le Immunità a Sant’Ivo alla Sapienza dopo il no al processo al ministro Salvini. E la protesta, contro il pentastellato che poco prima aveva detto “Io non ho i miei genitori agli arresti domiciliari”, si accende.

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Sana Cheema, Conte scrive al primo ministro del Pakistan: “Sia fatta luce sui responsabili del brutale assassinio” 8:06 AM (4 hours ago)

Quattro giorni dopo la notizia dell’assoluzione in Pakistan dei parenti di Sana Cheema, l’italo-pakistana ammazzata dopo aver rifiutato le nozze forzate, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiesto alle autorità pakistane che sia fatta giustizia: “La morte della giovane Sana ha scosso dal profondo il nostro Paese”, si legge nel testo che ha condiviso lo stesso Conte su Twitter. “Per questo motivo ho inviato una lettera al primo ministro pakistano, per testimoniare l’auspicio del governo italiano affinché venga fatta luce al più presto sulle responsabilità del brutale assassinio”. Venerdì 15 febbraio, dopo la diffusione della notizia dell’assoluzione, parte della politica italiana aveva chiesto la mobilitazione del governo. In Italia non esiste una legge contro le nozze forzate e il ddl giace dimenticato al Senato.

Nella lettera che Conte ha inviato al primo ministro del Pakistan Imran Khan, il premier ha sottolineato che “ha destato vivo stupore in Italia la sentenza del tribunale di Gujarat che ha assolto tutti gli undici imputati del processo per l’omicidio di Sana Cheema, giovane italiana di origine pakistana assassinata nell’aprile dello scorso anno mentre era in visita alla sua famiglia in Pakistan”. E ha continuato Conte: “L’opinione pubblica italiana, profondamente commossa dalla vicenda della giovane sin dalla notizia della sua uccisione, continua a seguire con grande attenzione gli sviluppi del caso, sul quale si aspetta sia fatta giustizia”. Dunque, è stata la conclusione, “pur nel pieno rispetto delle prerogative e dell’indipendenza della magistratura pakistana, desidero manifestare il forte auspicio del governo italiano affinché sia fatta piena luce sulle responsabilità per la morte di Sana, assicurando i responsabili alla giustizia“.

La morte della giovane Sana Cheema ha scosso dal profondo il nostro Paese. Per questo motivo ho inviato una lettera al Primo Ministro pakistano, per testimoniare l’auspicio del governo italiano affinché venga fatta luce al più presto sulle responsabilità del brutale assassinio pic.twitter.com/8AiUJ0lFtj

— GiuseppeConte (@GiuseppeConteIT) February 19, 2019

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La casa del futuro? Confortevole, smart ed eco-friendly! 7:57 AM (4 hours ago)

Cambiano i desideri degli italiani per quanto riguarda l’ambiente domestico: come riportato in un recente articolo di Immobiliare.it, oggi la casa dei sogni unisce efficienza energetica, tecnologia e comfort abitativo, senza dimenticare l’attenzione riservata all’integrazione tra ambienti interni e spazi esterni.

Benessere abitativo a 360°

Qualità dell’aria, migliore acustica, luci regolabili attraverso dispositivi tecnologici, domotica: questi sembrano essere i principali trend del 2019 in materia di immobili. Grazie alla sempre maggiore interazione tra indoor e outdoor gli spazi si fondono, sfruttando a pieno le grandi potenzialità delle nuove tecnologie che contribuiscono a semplificare e ottimizzare la gestione delle attività tra le mura domestiche.

A confermare queste tendenze ci pensano anche le numerose fiere di settore: tra queste il Bau di Messe München, che si è tenuto qualche settimana fa in Germania e che rappresenta un punto di riferimento importante per tutti gli operatori del comparto, in particolare per architetti e designer.

Non solo isolamento termico

Nella fase di costruzione di un immobile, la resistenza agli sbalzi di temperatura è ormai un requisito largamente condiviso da aziende, progettisti e committenti. Ma oggi emergono anche altre necessità, che si muovono verso una nuova concezione del contesto abitativo: più semplice e di facile gestione, ma comunque accogliente e di design. Ecco quindi lo sviluppo di sistemi innovativi in grado di rispondere a queste esigenze: rivestimenti tessili per le facciate esterne, integrate con dispositivi intelligenti, e infissi che assorbono e contrastano il rumore. Ma non solo: è ormai una certezza anche l’avvento nelle nostre abitazioni dell’Internet of Things, per mezzo del quale sarà possibile controllare da remoto, attraverso una sola interfaccia, tutti i dispositivi della casa.

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Francia, profanato cimitero ebraico in Alsazia: svastiche sulle lapidi. In migliaia in marcia a Parigi contro l’antisemitismo 7:41 AM (4 hours ago)

Svastiche blu e gialle e altri simboli antisemiti disegnati con le bombolette spray. Così sono state profanate circa 80 lapidi di un cimitero ebraico francese. È l’ultimo caso di antisemitismo in Francia. E’ accaduto a Quatzenheim, un villaggio di 800 abitanti situato a circa 20 km a ovest di Strasburgo, nella notte tra lunedì e martedì. L’atto vandalico è stato reso pubblico da Sylvain Waserman, vicepresidente dell’Assemblea nazionale francese e deputato eletto con la Republique En Marche nel Bas-Rhin. Nello stesso giorno in diverse città del Paese erano in programma marce proprio per dire “basta” all’antisemitismo.

“Agiremo, adotteremo leggi e puniremo”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, subito andato in Alsazia per parlare e tranquillizzare gli abitanti. Presente anche il ministro dell’Interno Christophe Castaner, che ha denunciato come “l’odio si stia diffondendo nel Paese”. Immediata la condanna anche del ministro dell’immigrazione israeliano, Yoav Gallant, che ha chiesto agli ebrei di rientrare “a casa”. “Condanno fermamente l’antisemitismo in Francia e faccio appello agli ebrei: rientrate a casa, immigrate in Israele”, ha scritto su Twitter. “La profanazione delle tombe nel cimitero ebraico in Francia – ha aggiunto – ricorda i giorni bui della storia del popolo ebraico”. Un appello analogo era già stato fatto dal premier Benjamin Netanyahu, dopo gli attentati del gennaio 2015 a Parigi.

La risposta dei francesi si è vista martedì 19 febbraio, quando in migliaia si sono radunati in place de la République per manifestare contro l’antisemitismo. Tra la folla, in mezzo a cartelli con scritte come “Basta” o “No a banalizzare l’odio”, anche il premier Èdouard Philippe e altri ministri. Alla manifestazione, indetta dal Partito Socialista, hanno aderito una cinquantina tra partiti e organizzazioni.

L’ultimo episodio antisemita è successo solo pochi giorni fa, durante il quattordicesimo sabato di protesta dei gilet gialli. Alcuni manifestanti in corteo hanno urlato insulti razzisti contro Alain Finkielkraut, noto filosofo e accademico figlio di genitori sopravvissuti ad Auschwitz, come “sporco sionista”, “la Francia è dei francesi”, “Palestina” e “il popolo ti punirà”.

Il fenomeno ha subito picchi inquietanti nel Paese, dove gli episodi di antisemitismo sono cresciuti del 75% nel solo 2018. I dati sono stati diffusi dal ministro dell’Interno Cristophe Castaner, all’indomani delle urla contro Finkielkraut. In particolare sono stati verificati 311 casi nel 2017 e 541 nel 2018. Gli esempi degli ultimi giorni sono molti, dalla svastica disegnata su un ritratto di Simone Veil, alla scritta ‘Juden’ sulla vetrina di un negozio o a un’altra scritta ‘Macron’s Jews bitch’sulla saracinesca di un garage, fino alla profanazione del luogo della morte del giovane ebreo Ilan Halimi, torturato per 3 settimane dai suoi rapitori e poi ucciso nel 2006.

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Diciotti, la giunta dice No al processo per Salvini. Il Pd contesta e Giarrusso: “Io non ho genitori ai domiciliari” 7:40 AM (4 hours ago)

Polemica fuori dalla Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato dopo il voto con cui l’organo ha detto ‘no’ al processo per Matteo Salvini, con il voto decisivo del M5s. Ad accendere il clima è stata la protesta con tanto di cartelli dei senatori del Partito democratico, con le grida rivolte al senatore M5s Mario Giarrusso. Quando i commissari sono usciti dall’Aula i senatori del Pd che protestavano nel cortile hanno cominciato a gridare “Vergogna e onestà. Giarrusso vergogna” all’indirizzo del senatore del M5s. Il quale da parte sua ha reagito facendo il gesto delle “manette”, incrociando i polsi, verso i senatori dem che lo contestavano. La protesta si è accesa poi quando Giarrusso ha detto: “Io non ho i miei genitori agli arresti domiciliari. Sono loro che dovrebbero vergognarsi per quello che hanno fatto loro e i loro parenti per distruggere l’Italia”. Il riferimento è alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto nelle ultime ore i genitori di Matteo Renzi, finiti agli arresti domiciliari.

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Superluna, tutti col naso all’insù: il fenomeno visibile nei cieli italiani. È la più grande e luminosa del 2019 7:20 AM (5 hours ago)

Più luminosa e più grande, in altre parole uno spettacolo del nostro satellite. Torna oggi la superluna, la seconda dell’anno dopo il fenomeno dello scorso gennaio, ma la più brillante del 2019. Un evento da non perdere, tanto che la Nasa ha dedicato un intero post all’avvenimento, per illustrare cosa lo rende così speciale.

The second supermoon of 2019 will be visible on Tuesday night — but what *is* a supermoon, exactly? 💪🌕 @NASA astronomer Mitzi Adams explains >> https://t.co/D5TDh3Hi0U pic.twitter.com/Db2PkOmeyW

— NASA Marshall (@NASA_Marshall) 16 febbraio 2019

In pratica il satellite, poco prima del plenilunio, si troverà a una distanza minima dalla Terra, il cosiddetto perigeo, a circa 356.761 chilometri da noi. Per questo apparirà enorme. La differenza di diametro rispetto a una Luna piena media sarà del 7% e la luminosità del 30% in più. “Come le orbite di tutti i corpi nel sistema solare, l’orbita della Luna attorno alla Terra non è circolare, ha una forma ovale o ellittica, con la Terra leggermente spostata rispetto al centro”, ha spiegato l’astronoma della Nasa, Mitzi Adams. Di conseguenza, “ci sono due estremi di distanza di ogni orbita: il punto più vicino, noto come perigeo, e il più lontano, o apogeo”. Ecco, continua Adams, “quando la Luna si trova nel punto più vicino ed entro un giorno circa dall’essere piena, si chiama ‘supermoon’ perché la Luna è più luminosa e più grande”.

Il fenomeno in Italia sarà visibile a partire dal momento in cui la Luna sorgerà, tra le 17,20 e le 18. Per gli appassionati di astri e pianeti il Virtual Telescope organizzerà una diretta sul suo sito che mostrerà lo spettacolo sui cieli di Roma: l’appuntamento online è a partire dalle 16,00, ora italiana.

Una superluna si è verificata anche a gennaio con un perigeo leggermente più distante, solo 362 miglia (583 chilometri) più lontano, ma 14 ore dopo la luna piena. Tuttavia. La Luna di gennaio includeva anche un’eclissi lunare totale in tutta l’America del Nord e del Sud. La terza e ultima superluna dell’anno ci sarà il 19 marzo, quando la distanza del perigeo sarà raggiunta un giorno e cinque ore prima della luna piena.

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Dl Salvini, Cassazione: “Sulle domande di protezione umanitaria non è retroattivo” 7:20 AM (5 hours ago)

Il decreto Sicurezza, che ha imposto una stretta ai permessi di soggiorno per i migranti, è irretroattivo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. Con la sentenza sentenza n. 4890 i giudici di piazza Cavour hanno affrontato per la prima volta la questione e hanno stabilito che le domande già presentate dovranno essere esaminate con la vecchia normativa sui permessi per motivi umanitari. Se vi sono i presupposti, il permesso rilasciato avrà la dicitura ‘casi speciali’, come previsto dal dl, e durata di due anni, e alla scadenza opererà il nuovo regime.

In base a quanto precisato dalla Suprema Corte, quindi, le nuove e più restrittive regole volute dal ministro dell’Interno Matteo Salvini sui permessi di soggiorno non si applicano a quei migranti che prima del 5 ottobre 2018 (giorno di entrata in vigore della nuova normativa) abbiano fatto domanda di protezione. In questo senso, la portata del provvedimento, che ha circoscritto i permessi al rischio individuale di persecuzione o tortura, alla necessità di cure mediche e ad eccezionali calamità, viene in qualche modo ridimensionata, anche se alla scadenza dei permessi già in vigore si applicheranno le nuove regole.

La Corte ha esaminato il ricorso di un cittadino della Guinea la cui domanda di protezione era stata respinta dal tribunale di Napoli. Si è posto per la Cassazione il problema di quale normativa applicare, visto che la nuova legge, al momento dell’udienza era già entrata in vigore. Per arrivare alla decisione, la Cassazione ha preso atto che il decreto sicurezza (n.113 del 2018) ha previsto espressamente due commi che disciplinano i permessi già rilasciati (che rimangono in vigore, anche se alla scadenza saranno applicate le nuove disposizioni) e quelli non ancora rilasciati, ma per i quali la commissione territoriale ha già accertato i presupposti per il rilascio del permesso umanitario (in questo caso, visto che tale permesso non è più previsto, al termine dell’iter sarà rilasciato il permesso per ‘casi specialì). Rimangono dunque fuori i casi ancora da decidere o per i quali c’è stata una prima decisione negativa per il migrante.

La prima sezione civile della Cassazione ha quindi applicato il principio giuridico che “la legge non dispone che per l’avvenire” anche a questo caso, per non creare “disparità ingiustificate e irragionevoli di trattamento dovute esclusivamente ad un fattore del tutto estrinseco e accidentale quale la durata del procedimento di accertamento”. Il cittadino straniero, sulla base delle norme modificate dal decreto del 2018 – scrive la Corte – “ha diritto a un titolo di soggiorno fondato su ‘seri motivi umanitari‘ desumibili dal quadro degli obblighi costituzionali ed internazionali assunti dallo Stato, che sorge contestualmente al verificarsi delle condizioni di vulnerabilità, delle quali ha chiesto l’accertamento con la domanda. La domanda, di conseguenza, cristallizza il paradigma legale sulla base del quale deve essere scrutinato”.

Precisa inoltre, che “il potere-dovere delle commissioni territoriali di accertare le ragioni che possano residuare dal diniego delle cosiddetti protezioni maggiori”, come lo status di rifugiato, resta, “ancorché rimodulato alla luce della significativa compressione delle ragioni umanitarie realizzata dal decreto legge 113 del 2018”. La Corte ha anche rigettato il ricorso del migrante, che dunque, anche con le vecchie regole non riceverà la protezione umanitaria.

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