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In Edicola sul Fatto Quotidiano del 22 Luglio: Settimana di fuoco – Il premier avverte Salvini e aspetta il suo scritto su Mosca 4:41 PM (3 hours ago)

Lo scontro

Autonomia, Conte avvisa Salvini: “Spiego tutto io”

Il premier irritato dalla polemica coi governatori, minaccia di “smascherare” la Lega al Sud. E ancora aspetta la nota sul Rubli-gate

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Ma mi faccia il piacere di

Un po’ castrati. “La castrazione chimica? Sarebbe una misura civile. Ma deve essere volontaria e reversibile” (Giulia Bongiorno, Lega, ministro dei Rapporti con il Parlamento, Libero, 20.7). Scusi, ministra, mi castrerebbe un pochino per un paio di giorni, non di più? Certo, caro, appena appena. Regimerlo. “Mi spiace ripeterlo, ma ogni tanto qualcuno deve dirlo: […]

L’inchiesta

“Arata disse: io do 30 mila euro a Siri, sia chiaro tra noi”

Manlio Nicastri, figlio di Vito e con lui indagato, conferma l’intercettazione ai pm

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L’intervista – Enrico Mentana

“Ma Salvini non è Mussolini. Certe passioni sono morte”

Il direttore del tg de La7 parla del tramonto della sinistra, delle élite e dei media che raccontano “un’Italia che non esiste”

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Crisi griffe: fuori moda l’abito made in Italy

Siamo nell’era di Instagram, quella in cui i fashion blogger fanno il botto di follower e affari milionari creando tendenze, consigliando stili e promuovendo vestiti, giacche, pantaloni e scarpe. Eppure sembra che la moda italiana sia da poco piombata in una nuova crisi. A raccontare di questo paradosso sono per prime le storie delle varie […]

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Commenti

cosa resterà…

Sexy Fenech. Voce e corpo da dea italica

“Sono stata sempre molto diversa dall’immagine di femme fatale che il mondo dello spettacolo mi ha dipinto addosso. Spogliarmi davanti a gente che non conoscevo era terrificante. Io sono sempre stata una persona discreta, anche nel modo di vestire. Sono sempre stata minimalista, mai in giro scollata o trasparente. Mai un topless”. Ascolto alla radio […]

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Il Marmidone

La Russia non è il regno del terrore. Ma il destino d’Occidente dopo il ’900

L’ex Urss è l’altra testa dell’aquila europea: il regno di Putin, per storia e cultura, appartiene al Vecchio Continente

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Book books

La “sicurezza”per Salvini: imputato? “Vai in galera”

Il medico dei prigionieri racconta il carcere, e la cura per l’Italia

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Politica

alta velocità

Fiamme e cortei: riparte l’assedio No Tav

Barricate – Scontri con la polizia in Val di Susa. Il Viminale: “Chi attacca lì, attacca tutta l’Italia: vanno arrestati”

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L’Intervista

“Sulla scuola tutti d’accordo: andava cambiata”

Il sottosegretario all’Istruzione – ”Nessuno strappo, decisioni condivise. Ora resta il nodo risorse”

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democratici – Polemica del leader Pd con il renziano

Il segretario Zingaretti punzecchia Anzaldi: lite (e pure pace) via Twitter

Botta e risposta via social tra il segretario del Pd Nicola Zingaretti e il “renziano” Michele Anzaldi, membro della Vigilanza Rai. Sabato sera, il leader dem era intervenuto nella polemica su Twitter tra il deputato Pd e il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: Gasparri aveva detto di voler “tappare la bocca” ad Anzaldi e […]

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Economia

sanità ko – Arresto cardiaco: 60mila morti

Defibrillatore ovunque: la proposta in Aula

Entro il 2025 sarà obbligatorio per tutte le pubbliche amministrazioni, scuole e università, scali e mezzi aerei, ferroviari e marittimi, dotarsi di defibrillatori. Come già avviene per le società sportive dilettantistiche e professionistiche. Lo prevede un disegno di legge proposto da Mara Lapia (5S) e Giorgio Mulè (FI), licenziato giorni fa dalla commissione Affari sociali […]

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Micro& macro

Cassette di sicurezza & autodenunce. Nulla vieta di custodire oro o soldi

Si torna a parlare di “voluntary disclosure”, per il procuratore Greco nelle banche ci sono denari “di provenienza illecita”

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Bollette telefoniche a 28 giorni: consigli per ottenere i rimborsi

Sulla carta sono automatici, ma c’è il trucco: si può compensare con servizi di pari importo

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Italia

Storie italiane

Frammenti di discorso antimafia: rivoluzione? È lavorare con amore

Vicende unite dalla passione: una studentessa e sua madre evitano la raccomandazione, un carabiniere sgomina il clan

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Vicino Cagliari

Un paese dai mille colori: qui ogni parete è un quadro

A fine anni ‘60 l’allora 26enne scultore Sciola, con l’aiuto degli altri giovani, tinse di bianco le mura di San Sperate. Poi arrivarono i murales a far rinascere il borgo, divenuto opera d’arte

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Le Pietre e il Popolo

La Cavallerizza a Torino: un “pezzo di città” ai privati?

“La retorica delle puttane”: viene in mente il titolo di un libretto dell’eroico dissidente del Seicento, Ferrante Pallavicino (arso vivo per ordine di Urbano VIII), quando si sente Luigi Di Maio tuonare contro i “nemici della contentezza”. Una retorica calcata su quella renziana, per cui chiunque si opponesse ai trafori degli affreschi di Vasari per […]

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Mondo

Iran

L’audio: “Obbedite e sarete salvi”. Ma la petroliera non cambiò rotta

C’è un audio che dimostrerebbe l’ordine impartito da un ufficiale iraniano alla petroliera britannica Stena Impero, poco prima che fosse sequestrata dai Pasdaran: “Obbedite e sarete salvi”, si sentirebbe nel file diffuso dalla Dryad Global, un’azienda che si occupa di sicurezza dei mari. “Cambiate la vostra rotta di 360 gradi immediatamente”, avrebbe intimato l’ufficiale iraniano. […]

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Ucraina

Exit poll, vittoria schiacciante del partito di Zelenskiy

Secondo i primi exit poll, realizzati nel corso delle elezioni parlamentari ucraine, il partito del presidente Volodymyr Zelenskiy dovrebbe ottenere il 43,9 per cento dei voti. Il sondaggio, realizzato ieri dal Razumkov analytical center e dal Kiev International Institute of Sociology, mostra che secondo, notevolmente staccato, con l’11,5, si colloca il partito del tycoon Viktor […]

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Guerra del cacao per mettere in salvo i piccoli produttori

Per la prima volta due paesi si sono uniti per imporre delle nuove regole all’industria del cacao. Con l’avvicinarsi delle elezioni, i due presidenti cercano di attirarsi i favori dei produttori e riempire le casse dello Stato. La cosa solleva numerose questioni, ma sembra soddisfare le Ong di difesa dei piccoli produttori. Abidjan (Costa d’Avorio). […]

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Sport

Solo Posti in piedi

L’ospizio di Serie A: record club anziani

Avete presente il cimitero degli elefanti, il luogo mitico, quasi magico, in cui leggenda vuole che gli elefanti, sentendo la morte avvicinarsi, vadano a morire separandosi dal gruppo per non essere di peso e non rallentare la mandria? Ebbene, anche nel calcio il cimitero degli elefanti esiste; e se quello della leggenda, a dispetto degli […]

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Calciomercato miliardario: l’Italia guarda, la Premier vola

Più dei 100 milioni spesi dal Real Madrid per Eden Hazard, 28enne top–player del Chelsea, avevano colpito i 126 pagati dall’Atletico Madrid al Benfica per comprare Joao Felix – che a 19 anni è solo un progetto di campione – usando i soldi della clausola di Griezmann, approdato per 120 al Barça; ma quando si […]

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Pakistan, ferito un alpinista piemontese. Costruita dai compagni una slitta per portarlo alla tenda: polemiche sui soccorsi 10:13 AM (9 hours ago)

Ore d’ansia per Francesco Cassardo, medico 30enne di Rivoli (Torino) appassionato di alpinismo, ferito seriamente dopo essere caduto sabato in discesa dal Gasherbrum VII, vetta in Pakistan di 6.979 metri. Alla Farnesina “chiediamo un aiuto. Molte persone ci stanno aiutando, però di fatto l’elicottero non è partito. Francesco dovrà passare un’altra notte in alto. Vorremmo avere la garanzia che un elicottero parta e che abbia tutte le cure mediche di cui necessita” dopo essere precipitato per 500 metri, è lo sfogo al telefono del fratello Stefano, che ha fatto un appello video rivolto al ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. E la Farnesina, che è in contatto con i familiari, si è attivata fin da subito.

L’intervento è previsto per lunedì all’alba. “Ragioni imperative di carattere tecnico – si legge in una nota della Farnesian – hanno reso sinora impossibile l’intervento, perché gli elicotteri a disposizione delle unità di soccorso pakistane non hanno potuto effettuare in sicurezza l’operazione considerata l’alta quota dove si trova Francesco Cassardo. Le istruzioni del ministro all’ambasciatore sono di impegnarsi al massimo affinché si lavori senza sosta per assicurare i soccorsi necessari”.

Cassardo, che lavora al pronto soccorso di Pinerolo, dopo l’incidente, “ha battuto probabilmente la testa e la schiena, muove braccia e gambe e ha detto di non vedere tanto bene“, racconta ancora il fratello. “Ha perso sangue e ha acquistato lucidità tanto da dire che ha bisogno di una Tac per capire se ha un versamento in testa e, nel caso, bisogna eliminarlo. Adesso è vivo e speriamo che viva fino all’arrivo dei soccorsi. Ogni minuto recuperato – sottolinea – è una possibilità in più”.

Al lavoro anche due esperti alpinisti che intendono procedere a trasportare più a valle Francesco Cassardo, in maniera da permettere agli elicotteri di raggiungerli a una quota “più sicura e consentita”. Impegnati, tra gli altri, Agostino Da Polenza (a Bergamo e in contatto con tutti) e Carlo Alberto Cala Cimenti, compagno di cordata del 30enne. Quest’ultimo si era detto disposto anche a “portarlo giù a piedi”, che è “vigile e lucido”. È stata costruita una sorta di slitta e delicatamente lo hanno trasportato fino al posto in cui Cala aveva lasciato la tenda prima di scalare il GVII. Trasportare Francesco al buio è pericoloso, hanno deciso così di passare la notte lì e attendere quel tanto desiderato elicottero che possa trasportare Francesco nell’ospedale più vicino. Speriamo con tutto il cuore che domani mattina la situazione generale permetta di far decollare l’elicottero”, aggiunge. “Confidiamo possa essere soccorso e portato al sicuro al più presto”, ha detto il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, “e che la situazione si risolva nelle prime ore di domani”.

L’avventura ad alta quota ha preso il via venerdì scorso, quando Cassardo e Cimenti “hanno iniziato ad avvicinarsi alla cima. Sabato – sottolinea il fratello – mi ha chiamato la moglie di Cala: ‘Francesco è caduto in discesa”. Stefano Cassardo fa appello contro il ritardo dei soccorsi, necessari per portare in salvo il fratello, e parla di “problemi burocratici” in Pakistan. Il 30enne torinese è partito anche per un’operazione umanitaria ad Askole, per portare dei farmaci raccolti nel corso di una serata benefica. Poi ha raggiunto Skardu, dove si è trovato con Cimenti. Da lì insieme sono partiti alla volta del Gasherbrum VII. Poi la caduta e le polemiche legate all’elicottero che tarda a decollare. “Sembra di vivere dentro un incubo e non trovare la strada x uscire”, scrive su Facebook l’alpinista Marco Confortola che si trova al campo base. “Ieri il mio papà di ottomila come lo chiamo io, Agostino Da Polenza, mi ha incaricato di seguire il recupero con l’elicottero militare pakistano del nostro sciatore connazionale Francesco. Dopo aver passato tutta la notte sveglio in contatto con il mio staff, Agostino, la parte politica italiana in Pakistan, mi sono trovato di fronte a muri invalicabili, burocrazia, problemi assicurativi, organizzazione dei voli, altri problemi di soccorsi al K2 al Broad Peak e tutt’ora ancora di trovare la soluzione per far andare in volo questo benedetto elicottero”, aggiunge dicendo di essere “tremendamente deluso della macchina del soccorso qui Pakistan”

“Conosco il GVII, è una montagna difficile, ma se i ragazzi sono stati capaci di scalarlo, avranno modo di fare bivacco senza grossi problemi”, ha commentato l’alpinista Reinhold Messner. “Il problema in Pakistan – continua – sono gli elicotteri in mano ai militari; i privati non sono accettati contrariamente a quanto accade in Nepal dove gli specialisti prendono tutti. Posso solo sperare che tutto vada bene. Se hanno iniziato a scendere, hanno il materiale per passare un paio di notti fuori”.

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Migranti, Sos Mediterranée e Msf riprendono il soccorso in mare. Salvini attacca ong e scrive alla Francia: “Non siamo campo profughi Ue” 9:17 AM (10 hours ago)

La ong francese Sos Mediterranée e Medici senza frontiere sono tornati in mare con una nuova nave, la Ocean Viking, per riprendere la ricerca e il soccorso di migranti nel Mediterraneo. Lo hanno reso noto oggi le organizzazioni, che fino al 2018 operavano sulla nave Aquarius. L’Ocean Viking batte bandiera norvegese e opererà con un equipaggio di 31 membri, tra cui 13 soccorritori di mare Sos Mediterranée e 9 membri di Msf. “Da un anno assistiamo a un deterioramento della risposta dell’Ue alla tragedia umana nel Mediterraneo”, ha affermato Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranée. “Torniamo in mare per salvare vite. Non possiamo restare in silenzio mentre persone vulnerabili subiscono sofferenze evitabili”, ha aggiunto Claudia Lodesani, presidente di Msf in Italia.

Sulla questione è intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dicendo che “adesso partono pure dal Mare del Nord per venire ad aiutare gli scafisti nel Mediterraneo”. Nei giorni scorsi il ministro italiano aveva nuovamente attaccato le ong affermando che “il ripetuto trasbordo di migranti irregolari da parte di navi private costituisce oggettivamente un collegamento essenziale di una catena più articolata e strutturata che porta alla violazione delle norme sull’ingresso legale di persone nell’Unione europea”.

Prosegue intanto lo scontro con la Francia e la Germania sulle politiche migratorie e sui soccorsi ai migranti, dopo che al vertice Ue della scorsa settimana Parigi e Berlino avevano chiesto di far approvare un documento sugli sbarchi che vincoli i paesi che affacciano sul Mediterraneo a far approdare i migranti. “L’Italia non è più il campo profughi di Bruxelles, Parigi, Berlino. E non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa“, aveva dichiarato Salvini. 

Il ministro dell’Interno italiano lo ha scritto in una lettera indirizzata al collega francese Christophe Castaner alla vigilia della riunione convocata dal governo francese a Parigi e aperta ai 28 paesi membri dell’Ue proprio per tentare di trovare una soluzione alla questione degli sbarchi. A spingerlo, gli stessi motivi alla base dello scontro con Castaner e con il ministro tedesco Horst Seehofer al vertice informale di Helsinki: nella bozza del documento che sarà portato alla riunione di domani Parigi ripropone la proposta franco-tedesca nella quale si afferma che i migranti vadano sbarcati nel “porto vicino più sicuro“, già bocciata in Finlandia da Italia e Malta. È necessario, si legge nella bozza, un “meccanismo più prevedibile ed efficiente” in modo da “consentire lo sbarco sicuro, dignitoso e rapido” dei migranti soccorsi nel “porto sicuro più vicino”. Sbarchi che “dovrebbero essere effettuati il più rapidamente possibile, tenendo conto della vulnerabilità delle persone interessate e delle capacità di accoglienza nei porti di sbarco”.

“Non firmerò mai un documento così” ha detto Salvini giovedì ad Helsinki, definendo la proposta “inammissibile“. Ed oggi è tornato all’attacco: Francia e Germania “non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei paesi più esposti come noi e Malta”. Il ministro, come aveva già annunciato, non sarà nella capitale francese. Ma ai tecnici del Viminale che parteciperanno alla riunione ha dato mandato di “muoversi esclusivamente nel perimetro delineato, evitando nuove e diverse dichiarazioni non coerenti con i lavori svolti finora”. La posizione resta dunque quella espressa nel documento portato da Italia e Malta alla riunione di Helsinki: hotspot in tutti i paesi, redistribuzione obbligatoria dei migranti, rimpatri a livello Ue o ripartiti tra i 28, più espulsioni con la creazione di una lista di “Paesi sicuri” in modo che chi proviene da quei paesi venga rimpatriato automaticamente, ulteriore stretta sulle ong, revisione delle regole Sar per “impedire abusi” che favoriscono un’immigrazione “illegale e incontrollata”.

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La Casa di Carta, terza stagione. Un grande pregio e tanti piccoli difetti, ma sarà un altro successo 9:16 AM (10 hours ago)

(++++ Attenzione: possibili SPOILER++++)

“Benvenuti. Un’altra volta”. La Casa di carta, terza stagione, sarà un altro grande successo. Squadra e tattica che vincono non si possono cambiare mai. Registrati i morti a fine seconda stagione, ora rinforzate le truppe (due i personaggi nuovi), si tratta soltanto di fare due cose: ripetere, con variante, la prima grande rapina alla zecca nazionale di Madrid che aveva folgorato i fan (qui diventa l’irruzione nel caveau della Banca Centrale di Spagna); e riannodare i fili di una memoria nascosta nel passato degli amati protagonisti (i legami amicali tra loro) per verificare il patto di fidelizzazione tra spettatore e personaggi pari solo alla dinamica creata al cinema dalla Marvel con i suoi supereroi.

La Casa di carta, stagione tre, ha così un grandissimo pregio – è pensata strutturalmente e spettacolarmente in grande quanto almeno la prima – e ha tanti ovvi difetti che dal primo episodio ci trasciniamo dietro. Le caratterizzazioni di Tokyo, Denver, Rio, il Professore, ecc…, ad esempio, rasentano l’anemica stilizzazione. Fumetti colorati nei contorni e sovrastati da un grande geniale disegno creatore (chiamiamolo con nome e cognome: Alex Pina). Per questo, di fondo, non si piange come per la morte del Dottor Green in E.R. quando in finale di seconda stagione ci lasciava Berlino (Pedro Alonso), sacrificatosi per il bene del colpo e del team di ladri. Berlino era sì personaggio maudit e fascinoso, ma fungeva da pedina di una partita a scacchi ben più ampia.

La Casa di carta, infatti, ha un obiettivo alto, politico addirittura, e il resto che si sviluppa dal sottotetto al pianterreno del progetto, passando dalla messa in scena e dal ritmo elevato che assumono gli episodi nella ricomposizione a livello di montaggio, è tutta una funzione anche un po’ fredda del risultato da ottenere.

La mente (il Professore) e il braccio (armatissimo) composto da donne e uomini in tuta rossa e maschera Salvador Dalì tirano dritti verso questa empatia tutta legata all’extrafilmico. Ovvero vogliono il popolo dalla loro parte prima di mandare in malora lo stato tiranno e torturatore (non dimentichiamoci che l’arresto, con detenzione e tortura di un componente della banda mette in moto la narrazione della terza stagione). Solo che la spiegazione di questo meccanismo “alto” in questi tre anni de La casa di Carta non c’è mai stata. Ecco allora, ad inizio secondo episodio, dopo che la banda si è ricomposta tornando dal buen ritiro delle relative località esotiche, una trafila di bianchi zeppelin alti nel cielo di Madrid far cadere e volteggiare nell’aria 140 milioni di euro in banconote da 50.

Il gruppo di banditi del Professore è generoso e democratico. E la folla impazzisce. La rivolta da populismo piuttosto trendy è servita. La Casa di carta mira prima di tutto a questo: abbozzare un classico anelito di rivolta da primi del Novecento verso le classi dominanti e violente attraverso contemporanee facce e corpi genericamente glamour. Tokyo e Nairobi, le due folli ragazze del gruppo originario, nel loro sprigionare androgina bellezza e furia da combattimento, ne sono l’esempio supremo. Ne cogli il generico fascino, ne intuisci e prevedi l’uso nel megapiano della rapina, ma non riesci a puntellarle nella memoria come personalità significative.

Aggiungiamo anche un altro passaggio chiave nel costruire il mood sbarazzino di protagonisti e narrazione: il coté musicale. La guasconeria dei rapinatori alla Ocean’s Eleven per Soderbergh passava attraverso Little less conversation di Elvis. Figuriamoci se gli omologhi spagnoli che devono risultare ancor più ganzi, anche se un po’ fessacchiotti, non usavano un po’ di black music anni sessanta? Così l’ingresso nel Banca Centrale della banda in mimetica militare, con l’assenso della Guardia Civil, in mezzo ai tumulti della folla, corre al tempo di Harlem Shuffle di The Foundations.  Del resto il budget alzato dal contributo Netflix non sembra essere così evidente. Proprio nelle scene di massa sembra mancare quell’autenticità, quella rabbia antisociale che vada oltre il quadretto di una manifestazione degli studenti delle superiori, con le comparse più dedite a mostrare la felpa all’ultima moda che la determinazione da ribelli.

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Assange, il segretario Usa: “Presto sarà estradato”. L’ok del Regno Unito solo senza il rischio di condanna a morte 8:58 AM (11 hours ago)

Julian Assange sarà estradato negli Stati Uniti“. Ad assicurarlo è il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha parlato al giornale ecuadoriano El Universo. Il fondatore di Wikileaks, accusato di spionaggio dagli Stati Uniti e arrestato dalle autorità britanniche l’11 aprile scorso, dopo un lungo asilo presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, secondo il governo Usa sarà dunque processato da un tribunale d’Oltreoceano. “Non posso fare dichiarazioni più ampie – ha riferito Pompeo – ma il mio governo pensa che sia importante che quest’uomo, che ha posto un rischio per il mondo e ha messo in pericolo dei soldati americani, venga sanzionato dalla giustizia“. L’intervista è arrivata in occasione dell’incontro fra Pompeo e il presidente dello stato sudamericano, Lenin Moreno.

La decisione finale del Regno Unito si basa tutta sul rischio, anche solo ipotetico, che Assange possa essere condannato a morte. E su questo punto si stanno alternando i pareri dei più autorevoli giuristi statunitensi. Secondo il sito specialistico Death Penalty Information Center, la giustizia federale americana autorizza la pena marziale anche per il reato di spionaggio. Su Assange negli Usa pesano 18 capi d’accusa e il totale delle pene legate a tutte queste accuse è di circa 175 anni di carcere. La maggior parte delle accuse è relativa all’ottenimento e alla diffusione di informazioni classificate da parte di Wikileaks, che nel 2010 pubblicò centinaia di migliaia di documenti militari e diplomatici. D’altra parte, secondo l’agenzia di stampa russa Sputnik, in nessun caso l’attivista australiano potrà essere condannato a morte negli Usa e, allo stesso tempo, non potranno essergli contestate altre accuse che non siano quelle che hanno determinato la sua estradizione. D’altronde, anche il governo dell’Ecuador ha assicurato che, nel momento in cui ha ritirato l’asilo all’australiano, ha ricevuto garanzie scritte da Londra secondo cui Assange non verrà estradato in un Paese in cui potrebbe subire torture o essere condannato a morte.

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Minori, il ministro della Giustizia Bonafede istituisce squadra per protezione 8:54 AM (11 hours ago)

“Domattina firmerò l’atto con cui istituirò al ministero una squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini. L’obiettivo è fare in modo che il sistema giustizia possa avere il monitoraggio costante e serratissimo di tutto il percorso dei bambini affidati. Tutti gli operatori dovranno sentire il fiato sul collo da parte della magistratura che effettuerà i controlli. Il primo passo sarà una banca dati omogenea che attualmente manca”. È l’annuncio del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, spiegando che “quanto emerso nell’inchiesta Angeli e demoni su Bibbiano non deve accadere mai più”. Un’inchiesta sul sistema degli affidi nel Reggiano, ancora in fase preliminare, in cui uno dei principali indagati, lo psicoterapeuta Claudio Foti, è stato scarcerato dal Tribunale del Riesame che ha imposto l’obbligo di dimora per abuso d’ufficio.

“È un impegno che ho preso, per quanto riguarda le mie competenze, anche di fronte al Parlamento e che ho intenzione di portare avanti con la massima determinazione – scrive il ministro in un post su Facebook-. La magistratura farà i propri approfondimenti in piena autonomia e indipendenza ma è evidente a tutti che il caos degli affidamenti, spezzettato tra le varie competenze e ulteriormente stravolto da conflitti di interesse e collegamenti malati con la politica, non può più proseguire. È necessario portare avanti investimenti e modifiche di legge per tutelare e proteggere i bambini. La giustizia farà il suo dovere. E sarà inflessibile”. Quanto al gruppo di lavoro sarà una commissione che “si confronterà con gli altri ministeri competenti e con la commissione parlamentare che verrà istituita”. Tra gli esperti che ne faranno parte ci sarà anche Jacopo Marzetti, commissario straordinario del Forteto.

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Hong Kong, proiettili di gomma e lacrimogeni contro la folla nel settimo weekend di proteste. Incappucciati attaccano i manifestanti 8:31 AM (11 hours ago)

Proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro la folla. È il settimo weekend consecutivo di manifestazioni e scontri a Hong Kong, dove migliaia di “ombrelli”, diventati ormai il simbolo della protesta, sono di nuovo scesi per le strade della città dopo aver trasformato una manifestazione contro il progetto di legge ormai sospeso sulle estradizioni in Cina in una vera e propria marcia antigovernativa che ha in Carrie Lam, Capo dell’esecutivo locale, la testa da far cadere per poter indire nuove elezioni.

La tensione è salita quando, chiusa la marcia di Civil Human Rights Front (430.000 le adesioni per gli organizzatori, 138.000 per la polizia), le proteste sono continuate circondando, secondo quanto riferito dai media locali, la sede di rappresentanza di Pechino, con lanci di uova e palloncini con inchiostro contro lo stendardo rosso della Repubblica Popolare Cinese al grido di “Hong Kong libera” e “Democrazia adesso”. Circa 4mila agenti in tenuta antisommossa, secondo quanto riferito da un reporter di Afp, equipaggiata con maschere antigas e scudi protettivi, ha fronteggiato la folla a suon di lacrimogeni e proiettili di gomma, riuscendo in parte a disperdere i manifestanti.

Ma a scagliarsi contro coloro che protestano per l’eccessiva vicinanza dell’esecutivo del Porto Profumato a Pechino sono stati anche gruppi non identificati di uomini a volto coperto, vestiti di bianco e armati di bastoni. Da quanto si vede dalle immagini trasmesse in diretta Facebook dalla testata locale Stand News, il gruppo di contromanifestanti carica una folla di antigovernativi a Yuen Long, quartiere nella zona nordovest della città, vicino al confine con la Cina. La reporter è fra le persone attaccate ed è stata sbattuta a terra e presa a calci diverse volte. Nelle immagini si vede almeno un uomo con il volto coperto di sangue.

Le proteste vanno avanti dal 9 giugno e, nonostante la contestata proposta di legge sulle estradizioni, il casus belli, sia stata ritirata, la folla non ha smesso di scendere in strada. Oggi, la contestazione è alimentata in particolare dalle sparizioni dei librai dissidenti, ricomparsi in detenzione in Cina, nonché dalle incarcerazioni di leader del movimento pro-democrazia. I dimostranti chiedono le dimissioni di Lam, che Pechino sostiene, un’indagine indipendente su presunte violenze della polizia e l’amnistia per le persone arrestate, oltre a nuove elezioni a suffragio universale per scegliere un nuovo capo del governo locale.

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Tav, la Lega riapre la polemica con il M5S: “Basta tentennamenti, rispettiamo il contratto”. Fdi: “Toninelli riferisca in Aula” 7:55 AM (12 hours ago)

Basta tentennamenti“. E ancora: “Rispettiamo il contratto e gli accordi internazionali”. La Lega riapre il fronte sulla Tav nella polemica infinita con gli alleati di governo del M5S. Questa volta il casus-belli è rappresentato dalle due notti consecutive di scontri e proteste a Chiomonte, con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini che ha auspicato “controlli a tappeto, arresti e accelerazione dei lavori”. Ed è proprio “accelerazione” la parola chiave nel lessico leghista di queste ore, anche in relazione alle indiscrezioni sul possibile rimpasto di governo che vorrebbero il Carroccio spingere per inserire un loro uomo al Mit, sostituendo il pentastellato Danilo Toninelli.

Potrebbe essere la possibile breccia di Porta Pia in salsa verde a ispirare le note stampa dei leghisti. “Grazie ai No dei 5 Stelle alle opere il Paese ha perso già abbastanza tempo”, dice senza mezzi termini il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che non utilizza convenevoli nel relazionarsi con l’alleato: “La smettano di trovare ancora scuse sul Tav, che invece va realizzato nel rispetto del contratto di Governo e degli accordi internazionali. Ora avanti tutta senza se, senza ma e senza ulteriori ritardi per consentire agli italiani di viaggiare di più e meglio, spendendo e inquinando meno“. Rincara la dose Edoardo Rixi, responsabile Infrastrutture della Lega: “Sulla Tav basta stop e tentennamenti. Il Nord Ovest e l’intero Paese hanno assoluta necessità di portare avanti il completamento dei corridoi europei. I progetti possono essere migliorati, ma non devono essere fermati: ci aspettiamo un ravvedimento operoso anche dai Cinque Stelle”.

Al momento si registra il silenzio del M5S, almeno sul fronte politico. Ad esporsi è soltanto il senatore Alberto Airola, fra i più accesi parlamentari No Tav. “Salvini vuole arrestare i manifestanti. Se arrestasse i lavori della Torino-Lione, non dovrebbe arrestare più nessuno”, scrive su Facebook. Francesco D’Uva, capogruppo del M5S, preferisce mantenere un profilo più basso, condannando gli scontri di Chiomonte. “Da sempre condanniamo ogni forma di violenza e continueremo a farlo. Ognuno è libero di esprimere la propria idea ma senza usare violenza. Serve sempre massimo rispetto per le forze dell’ordine”.

Sulla posizione pentastellata incalza anche l’opposizione. “Anche sulla Tav Governo diviso: Salvini e M5S irresponsabili giocano sulle infrastrutture necessarie al Paese, bloccano il futuro degli italiani e scaricano la loro paralisi e le loro incertezza sulle forze dell’ordine e sulle imprese”, attacca la vicesegretaria del Pd, Paola De Micheli, che aggiunge: “Il loquace Di Maio è in silenzio, si vergogna forse di Toninelli?”. Fratelli d’Italia, invece chiede a Toninelli di “riferire immediatamente in aula“. “I soliti facinorosi del no meritano una lezione di intransigenza non solo dalla magistratura ma ora più che mai dalla politica”, attacca la parlamentare Augusta Montaruli.

 

 

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Manels: talk show, convegni e conferenze dove sono tutti maschi? Mandate le vostre segnalazioni al Fatto.it 7:48 AM (12 hours ago)

Conferenze, presentazioni, eventi, tavole rotonde e talk show politici. Tutti accomunati da una cosa: chi sale sul palco o interviene nel ruolo di relatore è uomo. E la donna, se c’è, è in minoranza o relegata al ruolo di moderatrice. Ilfattoquotidiano.it vuole raccontare anche per immagini i “manel” in Italia, cioè i panel dominati dagli uomini. Donne o uomini che siate, immortalateli al tavolo intorno al quale siedono, fate uno screenshot da mobile o da pc o una foto allo schermo e mandateceli a sonotuttimaschi@ilfattoquotidiano.it. Spesso una foto è più efficace delle parole e lo dimostra anche la gallery che vedete sopra, aggiornata con le segnalazioni dei lettori. La prima immagine arrivata in redazione ritrae i membri del Consiglio federale della Fipav (1 donna su 13) ed è accompagnata da un messaggio: “Una sola donna per lo sport più praticato dalle donne“.

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Zaia e Fontana scrivono a Conte: “Ci ha ferito. Autonomia sia vera, non pannicello caldo”. Chigi: “I toni sono cambiati” 7:21 AM (12 hours ago)

I governatori leghisti di Lombardia e Veneto si dicono “profondamente feriti” dalle parole del premier Giuseppe Conte, e pur dicendo di restare disponibili al dialogo, minacciano di non firmare l’intesa sull’Autonomia. Alla lettera aperta del presidente del Consiglio ai cittadini del Nord, nella quale si rivendicava il percorso condiviso con il Carroccio, Attilio Fontana e Luca Zaia hanno replicato con un’altra lettera. E, dopo le critiche e le accuse dei giorni scorsi, hanno detto di essere pronti a tirarsi indietro: “Vogliamo una autonomia vera, non un pannicello caldo che produrrebbe ulteriori guai”, hanno scritto. E soprattutto: “Il premier deve essere garante della Costituzione”. In serata, fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che Conte “ha preso atto della lettera” e “soprattutto ha registrato un cambio di toni, che prelude a una corretta interlocuzione istituzionale”. Insomma, per il premier la nota positiva è che i due presidenti sono rientrati in una “dinamica ufficiale” e, invece di usare i quotidiani come interlocutori, si sono rivolti direttamente a lui. La tensione rimane comunque molto alta, anche se però, per il momento, al grido dei governatori del Carrocccio non si è unito nessuno dei dirigenti della Lega. Tace Matteo Salvini e tacciono i vertici nazionali, che invece preferiscono riaprire il capitolo Tav e rilanciare la necessità di andare avanti con le Grandi opere. Per ora, sul fronte Autonomia, Zaia e Fontana vengono lasciati soli a scontrarsi apertamente con il premier.

Per il dossier, stando alle promesse, la prossima settimana potrebbe essere significativa. Secondo il calendario, saranno martedì 22 luglio al pomeriggio i due incontri, forse decisivi, a Palazzo Chigi. Conte, infatti, avrà due riunioni ristrette consecutive: la prima per il fare il punto sui beni culturali e le soprintendenze con il ministro della Cultura Alberto Bonisoli e il ministro per gli Affari Regionali Erika Stefani; la seconda verterà invece sulle risorse economiche e al tavolo vedrà, oltre a Conte e Stefani, i tecnici del Mef. Secondo alcune indiscrezioni, si tratterebbe di alcuni passaggi necessari prima di portare il testo in consiglio dei ministri.

La lettera di Zaia e Conte è stata pubblica nel pomeriggio e dopo che il premier aveva scelto di inviare la sua epistola al Corriere della sera. “Ci sentiamo tutti”, è l’esordio della lettera, “profondamente feriti quando leggiamo le sue esternazioni, Presidente Conte, soprattutto dopo colloqui diretti durante i quali – ricorderà benissimo – abbiamo più volte sottolineato che non si chiedono più risorse, ma semplicemente la possibilità di spendere in autonomia quelle che ci sono già assegnate”. Quanto chiesto da Lombardia e Veneto (oltre che Emilia-Romagna), hanno continuato, è “perfettamente in linea” con la Costituzione. “Chi afferma il contrario, o non conosce la Carta, o vuole evidentemente modificarne il testo vigente. Avremmo voluto che il presidente del Consiglio fosse davvero il garante della Costituzione vigente, denunciando le false notizie diffuse con malizia e cattiva fede da chi evidentemente la Carta l’ha letta soltanto sul Bignami”.

Fontana e Zaia, hanno anche detto che non firmeranno l’intesa sull’autonomia “se si continua con una farsa. Noi restiamo aperti al dialogo con Lei, presidente Conte, e pronti a cambiare opinione se il testo delle intese sarà capace di rispondere alle esigenze della vita vera che abbiamo provato a descrivere. Ma se si continua con una farsa, come accaduto finora, è evidente che non firmeremo nulla“. E, hanno continuato: “Nessuno vuole aggredire l’unità nazionale, nessuno vuole secessioni. Lei sa bene quanti e quali Ministri si sono impegnati in questa irresponsabile gara a spararla più grossa”.

Quello che chiedono è, in pratica, indipendenza nell’uso della risorse: “La Costituzione permette di poter realizzare una autonomia ‘differenziata’ proprio perché riconosce le diversità che ci sono fra zone del Paese. E noi riconosciamo la necessità di avere fondi perequativi garantiti dallo Stato per mantenere ovunque livelli essenziali delle diverse prestazioni”. Quindi, hanno scritto, “chiediamo soltanto di poter spendere in autonomia le risorse a noi assegnate. Peraltro, da sempre ci facciamo carico delle esigenze dell’intero Paese e ora chiediamo che il Paese si faccia carico delle nostre”. E fra le esigenze hanno citato l’assunzione di medici e insegnanti. “Le nostre Regioni sono in equilibrio finanziario nel comparto della sanità e chiedono che sia possibile assumere subito i medici che servono” e “i nostri studenti ogni anno assistono alla sarabanda degli insegnanti. Con l’autonomia chiediamo di avere la possibilità vera di poter programmare senza cambiare i programmi di insegnamento”.

Intanto alle preoccupazioni di Lombardia e Veneto si è unito anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti:  “Caro presidente Conte”, ha scritto il governatore di Forza Italia in serata, “non condanni all’isolamento il Nord con i no del Movimento 5 stelle, quelli sì che sono a esclusivo uso politico e mediatico! Le preoccupazioni dei governatori di Lombardia e Veneto e dei loro abitanti sono legittime e noi come Regione Liguria ci uniamo a loro perché temiamo la decrescita infelice a cui le politiche dei grillini ci stanno condannando”. Toti ha chiesto di poter vedere Conte al più presto: “Per questo chiediamo che ci sia un incontro al più presto a Roma tra lei e le Regioni coinvolte nel percorso di Autonomia, compresa la Liguria. Il nostro obiettivo infatti resta quello di portare risultati concreti e non qualche voto in più”.

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Libri, cinque novità letterarie dall’altra Europa 7:16 AM (12 hours ago)

E quindi ci siamo arrivati: dopo un estenuante iter legale, dopo ben dodici udienze, la Corte d’assise ha pronunciato la sua sentenza e ha assolto Pietro Erardi da tutti i capi d’imputazione. Sono state sette ore lunghe, tanto è durato in camera di consiglio il confronto tra giudici togati e popolari. Un grande peso, una grande responsabilità, un’importante decisione da prendere“.

Tavolo numero sette, di Darien Levani (Edizioni Spartaco) è un magistrale, intenso e riuscito mix tra un legal thriller e un giallo dal sapore classico. La storia prende il via a un matrimonio quando Stefano, un collega dello sposo, si trova seduto a un tavolo con altre sei persone a lui sconosciute. Tra queste un uomo rifuggito dagli altri invitati. Dai soliti semiformali convenevoli ben presto i convitati passano a parlare dell’efferato delitto di una donna e di sua figlia incinta, che ha visto scagionato l’unico indiziato. Scandito su un piano temporale di poche ore, intervallato da articoli di cronaca ed editoriali dalla dubbia morale, il romanzo segue i movimenti di Stefano durante la celebrazione della festa nuziale, in un crescendo di tensione, di verità e bugie e di osservazioni sull’altro. Una narrazione impeccabile, pungente, capace di far riflettere sulle storpiature del mondo mediatico e i rapporti sociali contemporanei.

So solo che gli autobus andavano e venivano, e che le porte dei mezzi si aprivano e si chiudevano, e che i viaggiatori salivano e scendevano, e che dietro di me una voce maschile brontolava perché attorno alla stazione si radunano i profughi, e una voce femminile lo contraddiceva chiedendo ad alta voce se mai ci fossero dei posti in cui li avremmo visti con piacere, al che noi tutti presenti, ed eravamo di ogni età, siamo rimasti zitti guardando ovunque tranne che in direzione di quella voce“.

La giraffa in sala d’attesa, di Božidar Stanišić (traduzione di Alice Parmeggiani; Bottega Errante Edizioni), è un coinvolgente, intenso, a tratti intimo, romanzo sulla perdita, la nostalgia e lo sradicamento. Prendendo spunto dalla propria esperienza personale (Božidar Stanišić lasciò Sarajevo nel 1992 rifiutandosi di imbracciare le armi) l’autore traccia il percorso di una famiglia bosniaca che fugge dal proprio Paese allo scoppio della guerra per approdare in un campo profughi in Friuli. Tenuto insieme da un uso estremo delle preposizioni subordinate contrapposte a dialoghi veloci e ritmati, la saga del capofamiglia marxista, di sua moglie, del figlio arrivista e della figlia, voce narrante tra Bologna, Udine e la California, racconta di incomprensioni e integrazione, di strappi e fratture e di cuciture. Un romanzo attualissimo e dalla potente musicalità narrativa.

Non c’era una testimonianza diretta, però tutti quelli che provenivano dall’Est, spaventati e abbruttiti, sapevano che i treni che partivano dalla stazione Basarab verso l’Unione Sovietica non si fermavano né a Chişinău, né a Cernăuți , e dopo aver cambiato le ruote a Nicolina, proseguivano fino a Perm, negli Urali, e da lì andavano a Omsk in Siberia, verso Karaganda in Asia. La maggior parte verso Norilsk o verso la Kamčatka, da dove non era più tornato nessuno“.

La sottomissione, di Eugen Uricaru (traduzione di Irma Carannante; Mimesis Edizioni) è un monumentale romanzo ambientato nella Romania del dopoguerra. La protagonista è una donna che rimane incinta in un campo di lavoro di sole donne e che torna a casa quando il Paese è occupato dalle truppe sovietiche, all’alba di quella che diventerà la Repubblica Popolare Romena e si muoverà in uno scenario cupo, nebbioso. Scritto splendidamente, La sottomissione è non solo un romanzo storico, ma contiene elementi di narrazione simbolica, sociale e psicologica, e tratteggia le follie paranoidi di ogni dittatura. È anche una storia d’amore, una storia di dignità e di non accettazione al potere, nonostante l’apparente obbedienza dei protagonisti nei confronti del potere.

Le religioni furono imposte agli albanesi dagli invasori stranieri col ferro e col fuoco, attecchirono come un cancro, così come sarebbe accaduto successivamente con le ideologie, a partire dal marxismo di ieri per arrivare alla democrazia liberale di oggi. Le religioni, le ideologie e via di seguito il mondo le ha esportate da noi come si esporta una merce che ha qualcosa di lusinghevole e attraente“.

La piramide degli spiriti, di Virgjil Muçi (traduzione di Adriana Prizreni; Besa Editrice) è una riuscita satira dell’Albania tra due epoche, una carrellata di antieroi che si muovono in una terra post post-comunista con una patina di goffaggine e incomunicabilità che li trasporta da uno scenario all’altro. Un manager americano, di origine albanese, dopo essere uscito di galera e ripulito spiritualmente da un prete saturo di peccati carnali, approda nel Paese d’origine con l’intento di approfittare della caotica situazione politica. Si renderà conto ben presto che però il consumismo sfrenato ha già messo radici profonde e che il non controllo creerà solo caos.

Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari. Mio padre però nei miei ricordi non spara. E io non so se abbia mai veramente sparato, o se sia solo andato un paio di volte a divertirsi con gli amici in qualche luogo deserto, a provare le armi per goliardia“.

Che ogni cosa trovi il suo posto, di Sylvie Richterová (traduzione di Alessandra Mura; Mimesis Edizioni) è un romanzo-fiume che si muove negli ultimi sessant’anni tra la Cecoslovacchia e l’Italia. Una sorta di puzzle, di trama non lineare. Ricordi che aprono finestre su altri mondi, costruiscono stazioni di sosta dove ascoltare altre storie. Realistico, crudo, a tratti umoristico, Che ogni cosa trovi il suo posto passa dagli anni bui dello stalinismo al crollo delle speranze di una generazione, per approdare a una sorta di consapevolezza data dalla maturità che l’uomo è incontrovertibilmente stolto. Un mosaico di piccoli gesti d’affetto e di incomprensioni tra culture diverse, tra città e piccoli paesi, tra blocchi contrapposti. Una scrittura che rapisce e incanta grazie a una scansione riuscita di parole che seguono altre parole per formare una mescolanza narrativa cromaticamente piacente.

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Olimpiadi 2026, l’appello di Ledha: “Siano spinta per migliorare accessibilità disabili” 7:00 AM (13 hours ago)

“In tema di accessibilità sono stati fatti passi avanti significativi, anche se ci sono ancora vari aspetti da migliorare“. L’Italia, con Milano e Cortina d’Ampezzo, comincia la lunga preparazione per ospitare le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2026. Da Gabriele Favagrossa, esperto di accessibilità nei settori turismo, mobilità, cultura per conto di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) arriva l’appello affinché il grande evento si trasformi anche in un’occasione per “potenziare la fruibilità di tutto il territorio: trasporto, viabilità pedonale, servizi pubblici e attività commerciali”. “Il miglioramento più importante – spiega Favagrossa – è il salto culturale che consiste nell’aderire alla filosofia dello Universal Design, per cui ogni struttura o servizio deve essere progettato fin da subito accessibile per tutti”.

A poco più di 6 anni dal momento in cui i Giochi invernali arriveranno in Italia, qual è la situazione dell’accessibilità degli impianti sportivi per le persone con disabilità? Quali sono i principali ostacoli che impediscono una piena fruibilità sia per gli atleti sia per i visitatori disabili? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto a Ledha e al Comitato italiano paralimpico (Cip) Lombardia. “Le strutture sportive presenti a Milano, in linea di massima, sono accessibili. Gli impianti datati invece presentano qualche carenza da risolvere. I principali ostacoli sono le barriere sensoriali ma si sta lavorando per eliminarle”, dice il referente regionale del Cip per l’impiantistica sportiva, Antonello Sferruzza. Nel corso degli ultimi anni sono stati diversi gli interventi di miglioramento. Ad esempio, le piscine municipali sono state dotate di sollevatori per consentirne l’uso alle persone con disabilità motoria. È in corso anche un lavoro di abbattimento delle barriere attraverso percorsi tattilo plantari, mappe tattili, impianti acustici, segnaletica, percorsi accessibili. Su questi aspetti allo stesso tempo restano lacune da colmare. “Di recente a Milano sono stati inaugurati il centro sportivo Cambini-Fossati e l’Allianz Cloud in cui è stata posta particolare considerazione all’accessibilità non solo degli atleti ma anche degli spettatori e addetti disabili che vi operano. In queste due strutture sono state ricercate innovative soluzioni che permettono di essere un esempio da seguire”, spiega a ilfattoquotidiano.it il referente Cip.

“Grazie alla collaborazione tra Comune e associazioni sono nati il portale informativo Milanopertutti.it e la piattaforma formativa Milanoaccogliente.it. Chiediamo al Comune un riscontro per il futuro di questi progetti frutto di una efficace collaborazione”, sottolinea Favagrossa. L’esperto nella formazione e comunicazione su questi temi evidenzia che “proprio la formazione in tema di accoglienza e qualità del servizio per il cittadino/cliente con disabilità è il punto su cui occorre lavorare di più. Un segnale importante è l’interesse crescente delle associazioni degli imprenditori e della Camera di Commercio che sta promuovendo azioni innovative. Altro dato incoraggiante è il crescente coinvolgimento di ATM, AMAT e SEA sul trasporto accessibile”. Secondo Favagrossa, una svolta si è avuta già in occasione di Expo 2015: “Expo ha segnato un cambio di passo importante, in quanto Milano ha iniziato a lavorare più efficacemente sulla propria accessibilità e fruibilità, tanto che la Commissione Europea le ha assegnato il premio ‘Access City Award‘”.

Quali sono le principali criticità riscontrate? “Come sempre i particolari fanno la differenza – risponde Sferruzza – Ad esempio è fondamentale porre attenzione ai bagni per disabili, agli ausili che facilitano gli spostamenti e i mezzi di trasporto a disposizione, garantendo la piena utilizzabilità degli stessi in autonomia e sicurezza. Attenersi scrupolosamente alla normativa non basta, bisogna valutarne l’effettiva funzionalità”. Per il presidente Cip Lombardia, Pierangelo Santelli, “relativamente alle Paralimpiadi invernali 2026 le nostre strutture regionali per lo sci alpino e di fondo sono adeguate ma i parcheggi presentano delle parziali problematiche che necessitano di adattamenti. I palazzetti del ghiaccio a Milano sono in progettazione, mentre le strutture di Cortina, Anterselva e Val di Fiemme sono seguite dai colleghi delle regioni Veneto e Trentino Alto Adige con cui è in corso una collaborazione, che si approfondirà ulteriormente, per realizzare un evento indimenticabile e con strutture che resteranno di esempio”.

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Libero, le grandi inchieste: le tette di Carola Rackete 6:38 AM (13 hours ago)

I segugi di Libero, guidati dal baldo direttore Pietro Senaldi, hanno scritto una pagina memorabile del giornalismo italiano. Hanno fatto uno scoop epocale e da oggi Bob Woodward e Carl Bernstein ci sembreranno due pettegoli di condominio. I segugi di Libero hanno mostrato la loro tempra di cronisti d’assalto, duri e puri. Il lavoro deve essere stato tosto. Hanno setacciato per ore e ore con il loro sguardo indagatore e furbo, da faine, a cui nulla sfugge, le foto scattate a Carola Rackete, il 18 luglio scorso. Quel giorno l’ex capitana della Sea Watch 3 indagata per favoreggiamento di immigrazione clandestina si è presentata in Procura con pantaloni e maglietta nera. Gli svegli segugi di Libero hanno guardato le foto e hanno sentito subito puzza di bruciato.

Impavidi e senza alcun timore di frantumarsi le pupille sul pc, pervasi da indefessa abnegazione, hanno cercato sulla maglietta nera e fina della teutonica capitana qualche macchia di sugo, qualche alone di sudore, qualche strappino, qualche tratto scolorito del tessuto che riscuotesse nelle coscienze italiche lo stesso scandalo, la stessa indignazione che pervadeva le loro mamme quando li beccava a uscir di casa in abiti non consoni al ben pensare. I nostri eroi ricordano ancora con traumatico rammarico gli scappellotti e i calci nel culo che accompagnavano le energiche grida materne: “ohh ma che si va in giro così?”. Invece sono andati oltre il trauma infantile, il sugo, il sudore e lo strappino sul cotone e hanno scoperto un “dettaglio sfuggito a molti” (così hanno scritto), ovvero ai comuni mortali, ai giornalisti banali che fanno inchieste su corruzione, inquinamento ambientale, mafie, eccetera.

Ora lo rivelerò, onorata e umile portavoce di meriti giornalistici altrui. Consiglio a tutti coloro che non sono stati beneficiati da questa perla di giornalismo maschio di sedersi. Restate calmi, prendete un grappino e i più fragili si facciano tenere la mano da un fidato amico, perché questa è roba forte da far tremare le vene e i polsi. Siete pronte? Siete pronti? Carola Rackete non portava il reggiseno durante l’interrogatorio in Procura.

Ebbene sì. La svergognata, la malafemmina indomita, la “comunista tedesca” con “sfrontatezza senza limiti” (scrivono i nostri eroi della stampa) prima ha denunciato Matteo Salvini, tutto proclami e distintivo, eppoi è andata a deporre in Procura senza lingerie. Anarchica e ribelle come le sue tette, contemplate lungo (molto a lungo) dalla redazione di Libero che ha costruito una notizia con sprezzo del ridicolo.

@nadiesdaa

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Caso Csm, lascia il segretario di Unicost Enrico Infante: “Mancanza di confronto” 6:27 AM (13 hours ago)

Enrico Infante si è dimesso dall’incarico di segretario di Unicost, la corrente di centro dei magistrati di cui erano componenti alcune toghe coinvolte, citate o intercettate nelle indagini di Perugia. Le motivazioni della sua scelta sono contenute in una lettera inviata al presidente e ai componenti della segreteria e del coordinamento nazionale del gruppo. Infante rivendica alla sua segreteria di avere “operato bene”, ma sottolinea che “la segreteria di un gruppo associativo non è un ufficio studi o un ufficio comunicazione. E l’organo di direzione e raccordo politico. E a questa segreteria è stato impedito di svolgere tale compito”.

Il segretario dimissionario denuncia poi la mancanza di confronto su importanti decisioni prese dall’Associazione nazionale magistrati, tra cui quella relativa alle candidature per le elezioni suppletive del Csm: “Non si è voluto interagire minimamente con la segreteria di Unità per la Costituzione sulla questione forse politicamente più rilevante nella recente storia drll’Anm”, osserva. Così come per la mancata informazione alla segreteria di Unicost degli incontri avuti da delegazioni del sindacato delle toghe con il ministro della Giustizia. E ancora, sul progetto di riforma di Bonafede ”l’interlocuzione con la segreteria su quella che è probabilmente la questione fondamentale per il futuro dell’ordinamento giudiziario non c’è stata”. 

Infante richiama anche il clima che si è creato per effetto della bufera che ha travolto la magistratura dopo quanto emerso dall’inchiesta di Perugia, ricordando di avere replicato alla richiesta di allontanamento di colleghi dalla corrente “che nessuna ‘caccia alle streghe’ si sarebbe effettuata con la mia collaborazione ” e di avere precisato che “una cosa era il rigore morale e l’allontanamento di chi fosse risultato autore di condotte riprovevoli, altra cosa un’epurazione, un redde rationem con il pretesto della questione morale”.  

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Autostrade, operai in subappalto senza straordinari. Cisl: “Ispettorato agisca anche contro Aspi”. La replica: “Verificheremo” 6:21 AM (13 hours ago)

Hanno lavorato nei cantieri delle autostrade per 12 ore al giorno e oltre, anche nei giorni festivi, ma non hanno mai ricevuto dal datore di lavoro – la M.E. Spa di Mosciano Sant’Angelo (Teramo) – alcun compenso per il lavoro straordinario. La denuncia è della Filca Cisl di Chieti. Gli operai e gli impiegati in vertenza sono assunti dall’abruzzese M.E. in regime di subappalto: il committente è Autostrade per l’Italia (del gruppo Atlantia dei Benetton che detiene la quota di maggioranza col 59,4%), mentre la società appaltante è Pavimental, l’unità produttiva in house che esegue per Autostrade le opere di manutenzione e ammodernamento del manto autostradale, nonché di ponti e viadotti. “Chiediamo un intervento dell’Ispettorato del lavoro non solo nei confronti della M.E., ma anche di Autostrade per l’Italia e della Pavimental, per la loro responsabilità solidale in tema di appalti – protesta la Filca Cisl -. Il loro comportamento è gravemente illegittimo e irrispettoso dei diritti dei lavoratori: entrambe sono rimaste sorde di fronte alle loro richieste, tese ad ottenere una giusta retribuzione per le loro attività”.

La responsabilità solidale nei contratti di appalto prevede che se il datore di lavoro diretto (appaltatore o subappaltatore) non paga stipendi e contributi previsti, ad assicurarli sia proprio il committente. Il testo di riferimento è ancora il comma 2 dell’art. 29 della cosiddetta legge Biagi. Afferma che “in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti”. Negli ultimi tempi la giurisprudenza si è fatta ulteriormente garantista con la forza lavoro.

Una sentenza della Corte costituzionale del 2017 (la n. 254) ha interpretato in modo estensivo la legge del 2003, stabilendo che il committente è obbligato in solido pure con il subfornitore. Forte di questo pronunciamento, l’anno seguente l’Ispettorato del lavoro ha chiesto che il vincolo di solidarietà si applichi non solo nella catena degli appalti, ma in tutte quelle forme di decentramento produttivo in cui c’è esigenza di salvaguardare le maestranze per la dissociazione tra il datore di lavoro e l’utilizzatore finale della prestazione lavorativa.

Ilfattoquotidiano.it ha chiesto spiegazioni ad Autostrade per l’Italia, ma ha risposto l’ufficio stampa di Pavimental. “La Ditta M.E. di Mosciano ha lavorato per conto di Pavimental fino all’estate del 2018 con un contratto di servizi. L’attività riguardava la movimentazione e la vigilanza di cantiere e la segnaletica per le manutenzioni sull’A14, tratta di competenza di Autostrade per l’Italia. Gli interventi si sono svolti e conclusi nel periodo 2016-2018. Nel 2018, abbiamo ricevuto da 17 lavoratori della M.E. alcune istanze creditorie relative a presunti inadempimenti di retribuzione da parte del loro datore di lavoro. A questo punto Pavimental si è impegnata nell’approfondimento di ogni singola richiesta”. Attualmente Pavimental è impegnata nella realizzazione di oltre 130 km di ampliamenti di corsia sulla A9, sulla A14 e sulla A1, più numerosi ulteriori interventi sul circuito autostradale nazionale.

La replica della società continua così: “Questa verifica, necessaria per un’eventuale legittimazione delle richieste (apparse, a una prima valutazione, non congrue economicamente) è stata notificata a M.E., alle rappresentanze sindacali e agli stessi lavoratori. A oggi, tuttavia, non ci è stato ancora fornito nessun riscontro da parte dei soggetti destinatari”. E ciò nonostante “nei contratti che Pavimental stipula con ditte esterne vengano richieste dichiarazioni, sottoscritte dal personale impiegato dai sub-appaltatori, sull’integrale corresponsione dei corrispettivi contributivi e assistenziali. Questa documentazione, nel caso di M.E., è  stata acquisita. In ogni caso, ci siamo attivati per sollecitare a quest’ultima l’urgenza di verificare e regolarizzare, al più presto, le posizioni dei suoi lavoratori. È nel nostro interesse che questa vertenza abbia un lieto fine”.

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Europei Atletica Under 20, il salto da medaglia d’oro di Larissa Iapichino. Così la figlia di Fiona May replica l’impresa della mamma 6:13 AM (13 hours ago)

A 17 anni Larissa Iapichino è la campionessa europea Under 20 del salto in lungo. L’azzurra trionfa con 6,58 (+1.2), argento alla svedese Tilde Johansson (6,52) e bronzo alla britannica Holly Mills (6,50). Iapichino sale sul gradino più alto del podio nella stessa manifestazione che mamma Fiona May aveva vinto nel 1987 a Birmingham con la maglia della Gran Bretagna.  È il quarto oro azzurro nella rassegna continentale in Svezia (eguagliato il record storico di San Sebastian 1993) nella mattinata in cui l’Italia festeggia anche per l’argento di Riccardo Orsoni nei 10.000 di marcia e il bronzo di Elisa Ducoli nei 3000 per un bilancio provvisorio di otto medaglie (4 ori, 1 argento, 3 bronzi)

video Twitter/EuropeanAthletics

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‘Ndrangheta, boss di San Luca Francesco Pelle scomparso dopo la conferma dell’ergastolo 6:01 AM (14 hours ago)

Francesco Pelle, il boss di San Luca, uno dei protagonisti della faida che ha insanguinato il piccolo paese dell’Aspromonte, è di nuovo latitante. “Ciccio Pakistan“, a Milano con l’obbligo di dimora, ha fatto perdere le sue tracce dopo che la Cassazione, una quindicina di giorni fa, aveva rigettato il suo ricorso contro la condanna all’ergastolo perché considerato il mandante della strage del Natale 2006.

Episodio maturato nell’ambito della faida e che rappresenta il prologo dell’agguato di Duisburg (Germania) del Ferragosto successivo in cui furono uccise sei persone. L’origine della faida viene fatta risalire ad un banale scherzo di Carnevale – il lancio di uova all’interno di un circolo ricreativo nel 1991 – ma con gli anni è parso evidente a tutti che lo scontro armato che ha provocato decine di vittime, si poggiava su ben altro: la ferrea volontà delle due cosche di imporre il proprio predomino a San Luca, ritenuta la culla della ‘ndrangheta anche in senso figurato, con le annuali riunioni dei boss di tutte le cosche nel Santuario di Polsi in occasione della festa della Madonna della Montagna. Un predominio cercato, però, soprattutto per i ritorni economici che ne derivano nella gestione degli affari sporchi.

In questo contesto, l’epilogo – che ha anche segnato la fine della faida – prende le mosse dall’agguato subìto dallo stesso Pelle. Era il 31 luglio 2006 e quel giorno Pelle era affacciato al balcone di casa tenendo in braccio il primogenito appena nato. Questo non gli evitò una fucilata che gli lesionò la spina dorsale, costringendolo da allora sulla sedia a rotelle. Pelle avrebbe ordinato l’omicidio del suo rivale storico, Giovanni Luca Nirta. Organizzandolo nel giorno di Natale del 2006. L’obiettivo designato, però, sfuggì ai sicari sotto i colpi dei quali cadde invece la moglie, Maria Strangio, mentre un bambino ed altre tre persone rimasero ferite. Fu questo l’episodio scatenante che portò, nel Ferragosto successivo (altra data simbolica), all’agguato davanti al ristorante “da Bruno” a Duisburg, in cui furono uccise 6 persone. Strage che per la giustizia è stata organizzata dal cugino di Maria Strangio, Giovanni, che vi avrebbe anche partecipato. I due nemici furono condannati insieme all’ergastolo in appello nel maggio del 2014, Pelle per la strage di Natale e Strangio per quella di Ferragosto.Il boss, arrestato dagli uomini del Ros in una clinica di Pavia nel settembre 2008 dopo un anno di latitanza, era uscito dal carcere un anno fa, sottoposto all’obbligo di dimora a Milano in attesa della Cassazione. Ma adesso si è reso nuovamente irreperibile. Ed a San Luca qualcuno comincia a temere. In libertà, infatti, si trova anche Giovanni Luca Nirta, scarcerato dopo avere espiato una condanna.

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Iran, spunta audio tra Teheran e petroliera britannica. “Vogliamo fare ispezione, obbedite e sarete salvi”. Royal Navy: “È illegale” 5:46 AM (14 hours ago)

Una richiesta d’ispezione per “ragioni di sicurezza” respinta dall’equipaggio della Stena Impero. È questo il motivo dell’intervento delle forze di sicurezza iraniane che venerdì hanno sequestrato la petroliera britannica nelle acque dello Stretto di Hormuz, secondo una registrazione delle comunicazioni radio pubblicata dalla Bbc. Nello scambio di messaggi si sentono gli iraniani che affermano di voler ispezionare la petroliera, mentre la fregata Royal Navy Montrose, di stanza nell’area, li intima di non interferire con la navigazione della Stena Impero, anche se in quel momento si trovava troppo distante dall’area per poter intervenire. Una versione diversa da quella fornita dalla Repubblica Islamica che sabato, per bocca del direttore generale dell’autorità portuale, Allah-Morad Afifipoor, ha accusato l’equipaggio della petroliera di aver urtato un peschereccio e “non aver risposto alla richiesta di spiegazioni”. 

Nell’audio pubblicato dalla tv britannica e diffuso dalla Dryad Global, un’azienda che si occupa di sicurezza dei mari, si sente anche un ufficiale di Teheran che ordina al comandante della Stena Impero: “Obbedite e sarete salvi”. “Cambiate la vostra rotta di 180 gradi immediatamente”, si sente intimare l’ufficiale iraniano. “La nave sta passando in uno stretto internazionale, in virtù del diritto internazionale, quindi il suo passaggio non deve essere né impedito né ostacolato”, gli risponde un ufficiale britannico che, però, non si trova a bordo della petroliera, ma sulla fregata Montrose che sta pattugliando la zona. Non ricevendo risposta dagli iraniani, il britannico insiste. “Per favore, confermate che non intendete violare il diritto internazionale salendo illegalmente a bordo della Stena Impero”. Per tutta risposta, il funzionario iraniano dice che la nave britannica è ricercata per “ragioni di sicurezza”.

Così, come mostra un video diffuso dall’agenzia iraniana Fars, vicina alle Guardie della Rivoluzione, i militari degli ayatollah si sono calati a bordo della petroliera da un elicottero, dopo che la nave era stata circondata da alcune motovedette, e ne hanno preso il controllo. Teheran ha giustificato l’azione sostenendo che la Stena Impero stesse “violando le regole marittime internazionali”.

Il sottosegretario alla Difesa britannico, Tobias Ellwood, ha annunciato che, tra le possibili opzioni di risposta all’episodio, Londra sta ipotizzando l’imposizione di sanzioni contro Teheran. Ma l’ambasciatore iraniano a Londra, Hamid Baeidinejad, ha risposto su Twitter che “la Gran Bretagna dovrebbe contenere le forze politiche interne, dopo l’escalation della tensione tra Teheran e Londra”, sottolineando che “questo è abbastanza pericoloso e imprudente in un momento delicato”. L’Iran, ha aggiunto, è “solido e pronto per diversi scenari”.

Anche il ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, ha chiesto Teheran di interrompere il sequestro “illegale” della nave. Hunt riferirà lunedì alla Camera dei Comuni sulle “ulteriori misure” che Londra intende adottare. Secondo la versione britannica, la petroliera è stata sequestrata all’interno delle acque territoriali dell’Oman in “chiara violazione delle leggi internazionali”. L’armatore della nave ha invece detto che la Stena Impero si trovava in acque internazionali e non stava violando alcuna norma di navigazione.

Il sequestro è avvenuto a due settimane di distanza dall’operazione dei Royal Marines britannici al largo delle coste di Gibilterra dove hanno portato a termine il sequestro della petroliera iraniana Grace 1, sospettata di trasportare petrolio in Siria, in violazione delle sanzioni imposte dall’Unione europea. L’Iran ha definito l’azione britannica un atto di “pirateria” e dopo aver preso possesso della Stena Impero ha infatti parlato di “misura di reciprocità”.

Intanto, un segnale di distensione arriva dall’Arabia Saudita. L’Iran ha annunciato che una loro petroliera che era bloccata nel porto di Gedda da maggio è stata “rilasciata” da Riyad. La nave, Happiness One, “è stata rilasciata in seguito ai negoziati e ora si sta dirigendo verso le acque del Golfo Persico“, ha detto il ministro dei Trasporti iraniano, Mohammad Eslami, all’agenzia ufficiale.

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Leonardo da Vinci, l’Italia celebra il genio. Ecco un’alternativa ai musei per quest’estate 5:21 AM (14 hours ago)

Nell’anno di Leonardo si sono moltiplicate mostre, convegni, celebrazioni. Nell’entusiasmo e nella superficialità, come ricorderete, un giornalista francese ha persino attribuito la nazionalità transalpina al genio universale di Vinci.

A parte le mostre mirate a celebrare il Genio, sarebbe anche utile – e un suggerimento per le prossime vacanze estive – un’immersione nei luoghi leonardeschi, già di per sé incantati, iniziando ovviamente nella casa natale ad Anchiano di Vinci, dove un ologramma riproduce un anziano Leonardo che racconta, da Amboise, tutta la sua vita. In una casa colonica adiacente, una riproduzione digitale del Cenacolo (se poi si ha voglia di andare a Milano a Santa Maria delle Grazie tanto meglio). Sempre rimanendo in Toscana, nella storica residenza del Ferrale vicino Vinci, tutta la produzione, sempre in digitale, dei dipinti leonardeschi; e a pochi passi, nel piccolo battistero di Santa Croce, il fonte battesimale ove fu battezzato. Il Museo leonardiano, con la raccolta completa delle sue invenzioni, è un’esperienza unica ed affascinante; sempre in zona, alle spalle del Castello dei Conti Guidi, la scultura di Ceroli con l’Uomo vitruviano.

Lasciando la Toscana come meta obbligata, dove il paesaggio in quei luoghi è ancora carico di suggestioni evocative, si può raggiungere la Lombardia, dove a Milano, oltre al già citato Cenacolo, si può ammirare alla Biblioteca Ambrosiana il Codice Atlantico e poi passare al Castello Sforzesco, dove nella Sala dell’Asse è stato appena stato restaurato, e visitabile sino a gennaio, l’affresco trompe l’oeil di rampicanti che, oltre che un’opera d’arte, è anche un trattato di botanica.

Moltissime le mostre in suo onore: doverosa quella di Torino, dove è conservato il suo autoritratto nei Musei Reali. Obbligatorie le varie mostre fiorentine, ve ne segnalo due: una colta e divertente al museo Galileo, visitabile sino al 22 settembre, e un’altra, purtroppo già conclusa, a Palazzo Strozzi, che con un allestimento molto curato e in sinergia con il museo del Bargello si è cimentato per primo a raccontare la “creazione“ del Genio attraverso il suo maestro Verrocchio, di cui a Firenze sono conservate in modo permanente opere agli Uffizi, a San Lorenzo e per l’appunto al Bargello. Anche se terminata, con un successo incredibile di visitatori, vale sempre la pena visitare questo palazzo che, attraverso il giovane e creativo direttore Arturo Galansino, esprime il meglio nel panorama delle offerte nel campo delle mostre.

Sempre tornando all’anno leonardiano, poco o nulla invece si è detto di quanto abbia influenzato scienziati, ingegneri e architetti e per l’appunto il più iconico architetto francese (di nascita invero elvetica) Le Corbusier. Nei suoi frequenti viaggi in Toscana, si immerse nell’architettura dei monasteri, dei borghi e della città per trarne ispirazione. Il suo Modulor, del 1948, è poi una proposizione in chiave moderna dell’Uomo vitruviano del 1490, in cui Leonardo traccia una serie di segmenti posti alla medesima distanza l’uno dall’altro, rispettivamente all’altezza del ginocchio, del pube e del torace. Tale distanza, corrispondente a sei palmi, ricopre la misura dell’arto superiore sinistro – misurato dalla punta delle dita alla piegatura del gomito – che, posto dal basso verso l’alto, entra quattro volte nell’intera figura.

Leonardo scrive: “Vitruvio architetto mette nella sua opera d’architettura che alle misure dell’homo sono dalla natura distribuite in questo modo” facendo proprio un progetto di antropometria che fu anche l’inizio della sua ricerca per i movimenti del corpo umano in relazione allo spazio. Così Leonardo fra il cerchio e il quadrato crea una geometrica corrispondenza, con il raggio del cerchio che rappresenta la sezione aurea del lato quadrato. Leonardo si appassionò altresì al trattato di Luca Pacioli De Divina Proportione – stampato nel 1509 e diffuso in tutta Europa – sulla proporzione come chiave universale per penetrare i misteri della bellezza in tutti campi, tanto da illustrarlo in 60 disegni.

L’Uomo vitruviano rimase per secoli praticamente sconosciuto fino all’inizio del XX secolo, quando riacquistò la sua importanza divenendo simbolo di un’armonia che nella realtà degli anni 30 e 40 del 900 era difficile trovare altrove.

Nel 1948 Le Corbusier pubblica la prima versione del suo Modulor. Esso è una scala di proporzioni che l’architetto franco-svizzero sviluppò all’interno della lunga tradizione di Vitruvio, passando dal disegno vinciano ai lavori di Leon Battista Alberti, nel tentativo di trovare proporzioni matematiche all’interno del corpo umano per migliorare sia l’estetica che la funzionalità dell’architettura. Altre tappe potrebbero essere quindi Marsiglia e Chaux de Fonds, dove si trovano i vari Modulor.

Oltre a questi concetti di proporzioni utili alla sua architettura, Le Corbusier si recò nel 1907 in Toscana, nei luoghi vinciani. Questo viaggio fu molto importante per la sua formazione di progettista; così, seguendo le indicazioni di Ruskin, si reca a visitare la Certosa del Galluzzo. Da allora il modello monastico diviene per lui un riferimento per l’abitazione collettiva, perché unisce lo spazio privato, che nel monastero è la cella del monaco, con gli spazi comuni, che sono il chiostro grande, la sala del capitolo, il refettorio… Un concetto dell’abitare dove la modularità di molti edifici – che lo ispirano e affascinano – possono anche essere un’indicazione, senza il timore di blasfemia, per chi oggi si trova con un immenso patrimonio dismesso (dalle carceri, agli edifici scolastici, alle caserme) che può nascere a nuova vita.

Leonardo, uomo simbolo del Rinascimento, con il suo richiamo alla centralità fisica e dell’uomo rispetto allo spazio e all’ambiente ha dunque ispirato e influenzato non solo l’arte e la scienza, ma anche l’architettura contemporanea.

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Autonomia, Corrao (M5s): “Attilio Fontana dice che siamo cialtroni? Queste parole se le dica allo specchio. Alla Lega importa solo il Nord” 4:42 AM (15 hours ago)

“Il presidente della Regione Lombardia dice che il M5s è cialtrone e che Conte è stato coinvolto in una cialtronata? Queste parole, per me, Fontana se le può dire allo specchio. Ovviamente le rispediamo dritte dritte al mittente”. Così, a Omnibus (La7), l’europarlamentare del M5s, Ignazio Corrao, commenta le durissime dichiarazioni pronunciate dal governatore lombardo della Lega, Attilio Fontana, all’indomani del vertice sull’autonomia a Palazzo Chigi.

Corrao spiega: “Io credo che sia dovere del M5s, in quanto rappresentante dell’intero popolo italiano, fare in modo che non ci siano differenze tra cittadini di alcune regioni e cittadini di altre. Èchiaro che la Lega, essendo da sempre la Lega Nord, ha un interesse preciso di favorire le prerogative di alcune regioni del Nord Italia. A questo il M5s fa da contraltare, cercando di fare in modo che ci siano gli stessi diritti e le stesse prerogative per tutti i cittadini italiani, così come è stabilito dalla Costituzione. Non me ne voglia Fontana, ma questo è il dovere della politica italiana, altrimenti si prendono solo i voti in Lombardia e si fa la Lega Nord“.

E chiosa: “Non si può pensare di governare il Paese, favorendo solo alcune regioni. Ma ovviamente di questa posizione di Fontana non mi stupisco. Io sono siciliano, sappiamo tutti quale sia l’atteggiamento della Lega nei confronti del Sud. Il M5s è un movimento nazionale, la Lega no, perchè nasce come Lega Nord. Poi improvvisamente trova un vuoto nella destra in tutto il resto d’Italia, toglie la parola “Nord” dal suo nome e ci si tuffa. Ma la dirigenza leghista è tutta del Nord. Non esiste il leghista romano o il leghista siciliano o il leghista pugliese. Sono tutti riciclati che sono saliti su un carro“.

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Renzi: “Non mi occupo più di Pd. Zingaretti pensi a Salvini e non a me. Errore sfiduciare Faraone e non il vicepremier della Lega” 4:41 AM (15 hours ago)

Non mi occupo più del Pd. E suggerisco al segretario di occuparsi dell’altro Matteo, non di me”. L’ex segretario Matteo Renzi, intervistato dal Corriere della sera mentre è negli Usa per una conferenza sul futuro e tecnologia, riapre lo scontro dentro il Partito democratico. I fronti aperti sono tanti e vedono da settimane attacchi e malumori tra renziani da una parte e sostenitori del segretario Nicola Zingaretti dall’altra. “Non ho conti da regolare sul passato”, ha detto l’ex premier replicando a distanza al suo successore, “i conti sul passato li ha regolati l’Istat quando ha mostrato che con le nostre leggi di bilancio l’Italia è cresciuta. Con quelli di prima, come Monti e Letta, e con quelli di ora come Salvini e Di Maio, no. Sono in pace col passato. E anzi sono felice che la fatturazione elettronica abbia salvato l’Italia dalla procedura di infrazione. Le chiacchiere stanno a zero, il recupero dall’evasione invece cresce”.

Renzi è anche tornato sulla polemica delle ultime ore, ovvero la decisione del Nazareno di commissariare la Sicilia e annullare l’elezione di Davide Faraone a segretario. “Che il Pd nazionale sfiduci Faraone e non Salvini è un errore”, ha detto l’ex premier. “Ma io conosco Davide Faraone, so che è una roccia e che continueremo a lavorare insieme”. Secondo l’ex leader democratico, Zingaretti ha anche sbagliato strategia perché non ha chiesto al partito di presentare una mozione di sfiducia per il vicepremier della Lega dopo lo scandalo dei presunti fondi al Carroccio da parte di Mosca. “Io credo”, ha detto, “che se il ministro dell’Interno va in delegazione a Mosca con gente che chiede rubli ai russi e poi si rifiuta di venire in Parlamento l’opposizione abbia il dovere – non il diritto – di fare una mozione di sfiducia. Cosa altro deve fare un ministro per avere una mozione di sfiducia?”. E ancora: “Poi se i grillini lo salvano di nuovo, problema loro. Ma almeno noi facciamo opposizione! Aver perso l’attimo per formalizzare la sfiducia a me è sembrato stravagante. E chi dice: ‘Così si compattano’ non capisce che Lega e Cinque Stelle si compattano per le poltrone non per noi”.

Le occasioni di scontro tra i renziani e il partito sono ormai all’ordine del giorno. Nelle scorse ore ad esempio, è stato il turno di Michele Anzaldi. Il deputato, vicino a Matteo Renzi, si è lamentato su Twitter, invocando il sostegno di Zingaretti e minacciando di andarsene. “Gasparri”, ha scritto in rete il 20 luglio, “dice che qualcuno deve tapparmi la bocca e il direttore del Tg2 Sangiuliano mette un like al suo tweet. Spero che il segretario Zingaretti possa dire presto una parola su questa vergogna altrimenti ci sarebbe davvero da pensare seriamente di restituire la tessera”. La replica di Zingaretti è arrivata in serata: “A parte i saluti non ho mai conosciuto o parlato con l’onorevole del mio partito Michele Anzaldi, mi fa piacere che oggi si ricordi che sono il suo segretario. A lui va tutta la mia solidarietà. Ovviamente a nessun parlamentare può essere chiesto di tacere, Gasparri deve saperlo”. Una presa di posizione ritenuta insufficiente dal senatore Salvatore Margiotta, prendendo le difese di Anzaldi. “Se il tweet su Anzaldi è il modo che intende il segretario per difendere un suo deputato cui Gasparri e Sangiuliano vogliono tappare la bocca, forse di tali difese se ne può fare tranquillamente a meno. E’ anche grazie alle battaglie dello ‘sconosciuto’ Anzaldi in commissione di Vigilanza se Zingaretti vede riconosciuti gli spazi suoi e del Pd in tv”.

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Luciano De Crescenzo, il lungo addio della sua città: la folla grida il suo nome all’uscita della bara 4:40 AM (15 hours ago)

Sarà tumulata a Furore, in Costiera Amalfitana, la salma dello scrittore, regista, attore e conduttore televisivo Luciano De Crescenzo, che si è spento a Roma nei giorni scorsi all’età di 90 anni. Ai suoi funerali a Napoli una basilica di Santa Chiara gremita di persone, tra volti noti e tanti cittadini, ma anche numerosi turisti. “Luciano ha rappresentato una pagina straordinaria della Napoli dell’affetto, della Napoli del sorriso”, lo ha ricordato Renzo Arbore

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Di sesso anale si parla poco: torniamo all’abc 4:16 AM (15 hours ago)

Mona Chalabi è una giovane e brava giornalista britannica. Scrive per il New York Magazine e The Guardian. È autrice di trasmissioni televisive per il National Geographic, la Bbc e Vice. Insieme alla fotografa statunitense Mae Ryan ha realizzato quattro video sulla sessualità femminile e relativi tabù. So che alle lettrici e ai lettori veneti, il fatto che una che si chiami Mona e che parli di vagina strapperà un sorriso; ma l’argomento di oggi è serio.

Di sesso anale si parla poco, quindi torniamo all’abc come nei vecchi articoli di Cosmopolitan e di Cioè. Chi è già pratico può cambiare canale. Ops!

Veniamo a Mona – perdonatemi ma sembra tutto un doppio senso e mentre scrivo sorrido – e a un suo interessante articolo in cui riflette su come le donne e gli uomini raggiungano l’orgasmo secondo una ricerca fatta nel 2009 su un campione di americani adulti dai 18 ai 59 anni. Focalizzandosi sulle donne, è interessante leggere che nel sondaggio risulta che il 64% raggiunge l’orgasmo con la masturbazione di coppia e 94% grazie al sesso anale. Uomini, se la vostra donna è restia, non insistete. Donne, se voi volete e lui no, magari a causa di una erezione non perfetta, ci sono sempre i sex toys.

Innanzitutto usate dolcezza, sempre il preservativo e un buon lubrificante. Il burro – vi ho anticipato la battuta, eh? – di Ultimo tango a Parigi è poco igienico e molto démodé. In commercio esistono prodotti con una texture cremosa simile allo sperma, super soft e poco oleosa. Oppure si può optare per gli anal relaxing spray o gel – anche vegani, a base di estratti organici – che agevolano la penetrazione pur mantenendo la sensibilità. Ricordatevi che il miglior rilassante è comunque il cervello.

Controllate sempre che questi cosmetici erotici siano di qualità, non a basso costo, con il marchio di conformità CE come nei sex toys e nei giocattoli (per capire che non siano contraffatti la C deve essere distante di uno spazio – circa di una lettera – dalla E).

A proposito di oggetti del piacere, per iniziare a giocare, consiglio i butt plug o le beads. Traduco: i primi sono dei piccoli o grandi dilatatori, che avendo la forma di cuneo aiutano la penetrazione successiva, per capirci. A volte sono solo sfizi che hanno all’estremità un grazioso gioiello. Rianne Swierstra, simpatica imprenditrice olandese che conobbi anni fa alla Fiera di Hannover,
molto vicina al mondo femminile, ha creato un elegante kit che comprende tre plug di diverse misure per esplorare progressivamente il piacere anale.

Le beads sono una serie di ogive – differenti da quelle per la vagina – che oggi sono di design, altre vibrano e si ricaricano con l’Usb. Controllate che siano in silicone medicale oppure se optate per un dildo o un sex toy accertatevi che alla base ci sia sempre un fermo per evitare che nel pertugio finisca incastrato qualcosa di non adatto. Andare al pronto soccorso e sprofondare di vergogna è un attimo.

E’ utile ricordare che se un vibratore si usa nella vagina poi nell’ano e viceversa, sarebbe d’uopo lavarlo bene o usare un sex toys cleaner prima di passare da una canale all’altro. Idem per il rapporto: nel caso, si deve sostituire il preservativo. Do per scontato che lo usiate, eh.

Secondo gli ultimi dati Censis-Bayer del 2019, il 63% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto rapporti non protetti “perchè non aveva a disposizione un contraccettivo”. E qui divento come Linda Blair ne l’Esorcista, visto che l’informazione e l’educazione sessuale sono carenti e le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento.

Tornando al lato giocoso della pratica, ho scoperto il Wobbling Willy. Il designer svedese Robert Eriksson ha inventato questo dildo personalizzato che al posto dell’impugnatura ha la faccia del tuo amore o di te stesso: come per le Real Dolls si può creare, tramite una serie di opzioni come colore dei capelli, della pelle, degli occhi, l’immagine di chi vuoi. Magari anche di Brad Pitt. Si garantisce il made in Svezia.

Le novità ve le racconterò al rientro dalla Fiera per addetti ai lavori di Hannover di quest’anno: chissà quali orgasmi cosmici garantiranno i nuovi sex toys anali, vaginali, clitoridei? State sintonizzati e nel frattempo usate lubrificante e preservativo.

Potete seguirmi su Instagram e sul sito www.sensualcoach.it

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Boris Giuliano, 40 anni fa l’omicidio. La figlia: “Questa terra un giorno sarà bellissima” 4:13 AM (15 hours ago)

“14.610 giorni di assenza, 40 anni …una vita intera in cui sono stati compiuti atti, scelte, vita, studio, passione, amore … sono nati figli meravigliosi…. eppure l’assenza è stata sostituita da presenza piena di orgoglio, il dolore acuto da un dolore sordo interiore e la sofferenza dalla speranza che morire non è stato vano e che questa terra un giorno sarà bellissima”. Sono le parole di Selima Giuliano, la figlia minore di Boris Giuliano, il dirigente della squadra mobile ucciso il 21 luglio di 40 anni fa a Palermo. Il poliziotto è stato ricordato dalla famiglia, la vedova Ines, il figlio Alessandro, questore di Napoli, le figlie Emanuela e Selima e i nipotini davanti al luogo dell’omicidio dove venne freddato alle spalle da Leoluca Bagarella.

“A 40 anni dalla sua uccisione siamo qui a ricordare con fierezza quell’uomo e quel poliziotto – ha detto il questore di Palermo Renato Cortese a margine della commemorazione – Anche l’ultima operazione antimafia fatta nei giorni scorsi (19 arresti tra Palermo e New York ndr) l’abbiamo voluta dedicare a lui perché la famiglia degli ‘scappati’ era composta da quei mafiosi su cui Giuliano investigava tutti i giorni. Oggi non è solo una commemorazione formale e istituzionale ma anche sostanziale assicurando alle patrie galere chi negli anni ottanta è scappato oltreoceano. Dopo 40 anni portiamo risultati forti dello Stato“.

“Il ricordo di Boris Giuliano rafforza la consapevolezza del valore della legalità come condizione di libertà e di coesione sociale e, con essa, l’impegno responsabile dell’intera comunità nazionale per giungere al definitivo sradicamento del criminale fenomeno mafioso” dichiara in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – Nel quarantesimo anniversario del barbaro omicidio la Repubblica si inchina nel ricordo di Boris Giuliano, funzionario della Polizia di straordinarie capacità, servitore dello Stato fino al punto di pagare con la vita il coerente impegno per la legalità e la giustizia. In questo giorno di memoria desidero esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari, a chi ha potuto conoscerlo e apprezzarlo, ai colleghi che hanno continuato con lo stesso coraggio l’azione di contrasto alla mafia e al crimine organizzato“.

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Giustizia, il presidente dell’Anm Luca Poniz: “Sorteggio del Csm è incostituzionale in tutte le versioni. Non accetteremo questo sistema” 4:08 AM (15 hours ago)

Il sorteggio per la composizione del Csm “è manifestamente incostituzionale in tutte le sue versioni”. Così il presidente dell’Anm Luca Poniz boccia anche l’ultima versione contenuta nella riforma della Giustizia del ministro Alfonso Bonafede, che prevede prima il sorteggio dei magistrati candidabili e poi “l’elezione di chi raccoglie il maggior numero di voti”questo

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